I sintomi del tumore al seno, autodiagnosi e cure

tumore al seno

Il tumore al seno si può manifestare con diversi sintomi, tutti legati all'aspetto o alla consistenza delle mammelle. Il più conosciuto è la presenza di grumi o noduli riconoscibili al tatto perché caratterizzati da una consistenza diversa rispetto ai tessuti circostanti, ma anche cambiamenti nelle dimensioni o nella forma del seno e alterazioni della pelle che lo ricopre (ad esempio la formazione di fossette o arrossamenti) o problemi al capezzolo possono indicare la presenza di un tumore. Questi ultimi includono la sua inversione, il sanguinamento e screpolature o sfaldamenti della pelle.

In generale, molti problemi al seno vengono scoperti dalla stessa donna attraverso l'autopalpazione. Tenere sotto controllo la comparsa di eventuali cambiamenti non permette, però, di fare un'autodiagnosi certa. A volte questi segnali si rivelano non essere associati a un cancro, ma il rischio aumenta al di sopra dei 55 anni, se si è già avuto a che fare (personalmente o in famiglia) con un tumore al seno, se si è portatrici di alcune mutazioni (ad esempio quelle nei geni Brca1 e 2), se si è state esposte a delle radiazioni e in caso di obesità o di consumo eccessivo di alcol. Inoltre sono esposte ad un maggior rischio le donne che hanno avuto il primo ciclo prima dei 12 anni, che sono entrate in menopausa dopo i 55, che hanno avuto il primo figlio dopo i 35 anni e che assumono la terapia ormonale sostitutiva.

Resta il fatto che nel caso in cui l'autopalpazione svelasse la presenza di grumi o di altri cambiamenti nell'aspetto del seno è bene rivolgersi al medico, che attraverso analisi più approfondite stabilirà se si tratta davvero di un tumore e, a seconda delle tipo di cancro e del suo stadio di sviluppo, qual è la terapia più adatta fra:

  • l'intervento chirurgico, spesso abbinato ad altre cure (chemioterapia, radioterapia o terapia ormonale). A seconda dei casi potrebbe essere necessario rimuovere solo il nodulo o l'intero seno. A volte per evitare la diffusione del cancro è necessario asportare anche i linfonodi;
  • la radioterapia. Uccide le cellule tumorali utilizzando le radiazioni, ad esempio i raggi X, che possono essere emesse da macchinari esterni o da materiale radioattivo posizionato all'interno del corpo. In questo caso si parla di barachiterapia;
  • la chemioterapia. E' basata sull'uso di farmaci che uccidono le cellule tumorali e può essere prescritta anche per ridurre il rischio di recidive;
  • la terapia ormonale. E' adatta ai tumori sensibili all'azione degli estrogeni o del progesterone e blocca l'azione di questi ormoni. Può essere utilizzata sia per scongiurare le recidive, sia per tenere sotto controllo la crescita e la diffusione del cancro. I farmaci utilizzati in questo tipo di terapia possono agire impedendo agli ormoni di interagire con le cellule tumorali (come fa, ad esempio, il tamoxifen) o bloccando la produzione di estrogeni dopo la menopausa (come fanno i cosiddetti inibitori dell'aromatasi). Nelle donne in premenopausa la produzione di ormoni da parte delle ovaie può essere inibita sia con dei farmaci, sia con un intervento chirurgico;
  • farmaci specifici. Attaccano anomalie caratteristiche delle cellule del cancro, come l'eccessiva produzione della proteina Her2. Sono inclusi in questa categoria il trastuzumab, il lapatinib e il bevacizumab.

Via | Mayo Clinic
Foto | Flickr


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