Vacanze, Triveneto ed Est Europa a rischio zecche

Possono trasmettere il virus della meningoencefalite, un'infezione dalle conseguenze gravissime. L'unica soluzione è fare attenzione e affidarsi al vacino preventivo

Ixodes ricinus zecche

Parlare di allarme è, forse, un po' eccessivo: le zecche Ixodes ricinus, che possono trasmettere il virus della meningoencefalite (o Tick Borne Encephalitis, TBE), hanno fatto registrare 80 casi dal 2000 ad oggi. Quello che, invece, è fuori di dubbio è che se mai questo parassita dovesse riuscire a mordere un essere umano le conseguenze sarebbero gravi e che, quindi, chi ha deciso di fare un viaggetto nel Triveneto o nell'Europa dell'Est, dove questa zecca è più diffusa, dovrebbe prendere le opportune precauzioni.

I cambiamenti climatici ed ecologici degli ultimi 20-30 anni hanno portato a cambiamenti anche nella diffusione dell'Ixodes ricinus, che oggi è diffusa sia nelle aree rurali, sia in quelle urbane e che può colpire da primavera ad autunno inoltrato.

In funzione di questa recente evoluzione

racconta Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità

la Comunità Europea si è posta in una condizione di attenzione al fenomeno della TBE, richiedendo innanzitutto la notifica dei casi di malattia. Questo processo consentirà da un lato una più accurata mappatura del parassita e dall’altro la possibilità di istituire programmi vaccinali più efficaci e mirati alla zona del Triveneto - anche se non si esclude che le costanti variazioni climatiche e le abitudini che portano sempre più spesso a svolgere attività outdoor siano condizioni favorevoli all’estensione del fenomeno ad aree più vaste - di meglio identificare i soggetti a rischio e quindi eleggibili a vaccinazione secondo criteri, suscettibilità e strategie che verranno valutate e identificate in relazione alla diffusione e all’incidenza della TBE sul territorio.

La vaccinazione è, in effetti, l'unica soluzione offerta dalla medicina ufficiale alle conseguenze del morso di questa zecca. Infatti, come spiega Fabrizio Pregliasco, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, essendo un virus, l'agente trasmesso dal parassita

non ha una terapia specifica ma solo sintomatica che può tamponare le manifestazioni della malattia in attesa della guarigione.

Come si contrae la meningoencefalite e i sintomi per riconoscerla

L'Ixodes ricinus è un vero e proprio serbatoio del virus della meningoencefalite, un microbo diffuso fra gli animali selvatici che vivono in montagna o nei boschi. Succhiando il sangue di questi ultimi la zecca preleva involontariamente anche il virus, che può poi trasmettere agli animali domestici e all'uomo.

Il parassita colpisce tra marzo e l'autunno inoltrato. Il morso, in genere, è indolore, ma se ce ne si accorge è importante rimuovere la zecca – facendo attenzione a toglierla tutta – entro 24 ore, per limitare la trasmissione del virus eventualmente presente nell'animaletto. Nei 30 giorni successivi alla comparsa di sintomi sospetti bisogna rivolgersi a un medico o ad un centro specialistico.

In genere i problemi iniziano tra 7 e 14 giorni dopo il morso e possono essere facilmente confusi con quelli di una sindrome influenzale. Si tratta, infatti, di febbre, mal di testa e dolori muscolari che, però, se vengono trascurati si estendono al sistema nervoso centrale, che può uscirne portando con sé danni permanenti e invalidanti.

Come prevenire il contagio

Per prevenire l'infezione è possibile affidarsi ad un vaccino che protegge sia dal sottotipo europeo del virus, sia da quello asiatico. La sua somministrazione, spiega Pregliasco,

può avvenire secondo due modalità legate al tipo di copertura da garantire: a lungo termine per la popolazione a rischio, rappresentata da residenti, boyscout o lavoratori in zone rurali, ad azione rapida in caso di viaggi.

Prima di partire devono essere somministrate due dosi del vaccino; la terza, al ritorno, è invece facoltativa e garantisce una copertura di 5 anni.

La vaccinazione non è, però, tutto. Maurizio Ruscio, direttore del Dipartimento Diagnostico Strumentale dell’Ospedale ‘S. Antonio’ di San Daniele del Friuli (UD), ricorda infatti che in caso di escursioni in aree a rischio

è bene indossare un abbigliamento adeguato, coprente e chiaro, e fare attenzione a non frequentare zone incolte, boschi, luoghi umidi ma (...) anche aree urbane prossime ai parchi.

E una volta tornati a casa, meglio assicurarsi di non aver riportato con sé delle zecche ispezionando accuratamente il corpo e facendo una doccia accurata.

Via | Comunicato stampa
Foto | da Flickr di acidpix

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