Coronavirus, disturbi alimentari in quarantena: l’allarme dell’Istituto Superiore di Sanità

Coronavirus, disturbi alimentari in quarantena: l’allarme dell’Istituto Superiore di Sanità

Durante la quarantena aumenta il rischio di soffrire di disturbi alimentari. Ecco cosa spiegano i membri dell’Istituto Superiore di Sanità.

Durante la quarantena dovuta alla pandemia che stiamo combattendo abbiamo sperimentato moltissime sensazioni ed emozioni diverse.

Dalla paura iniziale allo smarrimento, dalla voglia di darsi da fare per migliorare la propria vita quotidiana fino alla noia, dall’impazienza in vista della fine del lockdown, fino alla paura di uscire da casa. In linea generale, ciò che ci ha accomunati è stato un generale isolamento sociale dovuto alla paura del contagio.

Tutte queste sensazioni potrebbero aumentare, in alcune persone, il rischio di andare incontro a dei problemi alimentari anche molto gravi, sfociando addirittura in condizioni di anoressia, obesità e in disturbi come quello del binge eating.

Cosa ne pensa l’Istituto Superiore di Sanità

A sottolinearlo è un articolo dell’Iss e di Epicentro, che ha approfondito il tema dei disturbi alimentari durante la pandemia, ed ha posto l’attenzione su alcuni fattori da non sottovalutare. Gli esperti spiegano che coloro che soffrono di disturbi alimentari tendono ad essere più fragili, andando incontro a problemi come quelli respiratori e a una maggiore vulnerabilità al rischio di infezione.

La paura di un contagio si associa spesso alla sensazione di non avere il controllo della situazione che, per le persone con un disturbo dell’alimentazione, conduce a un ulteriore aumento delle restrizioni alimentari (o di altri comportamenti estremi di controllo del peso) o, all’opposto a un aumento degli episodi di alimentazione incontrollata,

hanno spiegato i membri dell’Iss, aggiungendo che in questo periodo le persone che soffrono di determinate problematiche e che sono state sottoposte a elevati livelli di stress non hanno trovato sfogo solamente in alcol, psicofarmaci e droghe, ma anche nell’attuazione di comportamenti alimentari malsani.

Disturbi alimentari e mancanza di supporto psicologico

A complicare le cose è stata anche l’inadeguata disponibilità di trattamenti psicologici e psichiatrici registrata in questi ultimi mesi nel nostro Paese. Dal momento che non è stato possibile garantire condizioni di sicurezza sia per i pazienti che per il personale sanitario, molte attività (soprattutto i trattamenti intensivi e la presa in carico dei pazienti in strutture residenziali mediche e psichiatriche) sono state sospese:

Si rende per questo necessaria la progettazione di un nuovo modo di erogare trattamenti e di integrare strategie e procedure standard per affrontare sia il disturbo alimentare sia le paure legate all’infezione e all’isolamento sociale. Inoltre, è fondamentale mettere a punto e implementare un protocollo specifico per affrontare la gestione di un paziente con disturbi dell’alimentazione risultato positivo al coronavirus.

via | Epicentro
Foto di Jills da Pixabay

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