L'inquinamento atmosferico aumenta i rischi per chi è debole di cuore

smog

L'inquinamento atmosferico di sicuro non è il migliore amico della salute nemmeno quando si è in perfetta forma fisica, ma per alcune persone potrebbe essere più dannoso che per altre. A suggerirlo sono i risultati ottenuti da Cathryn Tonne e Paul Wilkinson della London School of Hygiene & Tropical Medicine in uno studio pubblicato sull'European Heart Journal, la rivista ufficiale della Società Europea di Cardiologia. Analizzando i dati relativi a 154.204 pazienti sopravvissuti ad un attacco cardiaco tra il 2004 e il 2007 i ricercatori hanno infatti scoperto che l'inquinamento dell'aria è uno dei fattori determinanti nel decesso di chi ha avuto gravi problemi di cuore.

Lo studio si è concentrato sull'esistenza di un legame tra la sopravvivenza dei pazienti al 2010 e la concentrazione di materiale particolato dal diametro non superiore ai 2,5 micrometri, il cosiddetto PM2.5. Come ha spiegato Tonne,

ad un aumento di 10 microgrammi per metro cubo di PM2.5 è stato associato un aumento del 20% del tasso di morte.

Secondo i due ricercatori questo i decessi fra i pazienti sopravvissuti ad un infarto potrebbero essere ridotti del 12% se i livelli di PM2.5 tornassero nella norma.

In un editoriale di accompagnamento allo studio Pier Mannucci, direttore scientifico della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano ha precisato che


il messaggio più importante è che la riduzione della quantità di inquinanti nelle aree metropolitane riduce la mortalità cardiovascolare in un intervallo di tempo di pochi anni.

Secondo l'esperto se l'Organizzazione Mondiale della Sanità rivedesse le attuali raccomandazioni riguardanti il limite di concentrazioni di PM2.5 si potrebbero evitare molte delle morti dovute all'inquinamento dell'aria. Nel frattempo, i medici dovrebbero

informare i pazienti dell'esistenza di questo rischio e incoraggiarli ad essere coscienti delle allerte dei media sulla qualità dell'aria nelle zone in cui vivono.

Via | European Society of Cardiology
Foto | Flickr

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