Sclerosi multipla: un aiuto dalla mindfulness?

La mindfulness può migliorare la vita dei pazienti con sclerosi multipla.

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La mindfulness può aiutare i pazienti con sclerosi multipla in due modi diversi, ovvero regolando le emozioni negative e migliorando la velocità di elaborazione. A suggerirlo è un nuovo studio pubblicato sulle riviste Rehabilitation Psychology e Neuropsychology, i cui autori spiegano che coloro che soffrono di sclerosi multipla possono sperimentare significativi miglioramenti già dopo 4 settimane di meditazione mindfulness.

La sclerosi multipla è una malattia neurologica che danneggia il sistema nervoso centrale e che può causare problemi fisici, emotivi e cognitivi. Per il loro studio, gli autori hanno coinvolto 61 persone con questa malattia, le quali sono state inserite in uno di tre gruppi: meditazione mindfulness per quattro settimane, training cognitivo adattivo per quattro settimane o in un gruppo di controllo.

Dallo studio è emerso che le persone che hanno seguito il corso di meditazione mindfulness avrebbero sviluppato una maggiore capacità di gestire le proprie emozioni. Inoltre, rispetto ai membri degli altri due gruppi, quelli del gruppo di meditazione mindfulness hanno registrato dei miglioramenti anche nella velocità di elaborazione, una funzione cognitiva che spesso tende a diminuire nei pazienti con SM. La velocità di elaborazione è sostanzialmente il tempo che viene impiegato per completare le attività mentali, ed è correlato alla capacità di comprendere e di reagire alle informazioni che si ricevono.

Dallo studio è emerso che dopo 4 settimane di meditazione mindfulness i pazienti hanno mostrato una velocità di elaborazione significativamente migliore.

Questa è una scoperta entusiasmante, perché la velocità di elaborazione è un dominio cognitivo di base influenzato dalla sclerosi multipla. Siamo rimasti un po' sorpresi dal fatto che questo intervento di formazione, che pensavamo avrebbe influenzato maggiormente la regolazione delle emozioni, abbia migliorato anche la velocità di elaborazione.

via | ScienceDaily
Foto di Binja69 da Pixabay

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