Benessereblog Salute Protesi Pip, condannato a 4 anni il fondatore dell’azienda, Jean-Claude Mas

Protesi Pip, condannato a 4 anni il fondatore dell’azienda, Jean-Claude Mas

Protesi Pip, condannato a 4 anni il fondatore dell’azienda, Jean-Claude Mas

Il fondatore della Poly Implant Prothese, l’azienda produttrice delle protesi Pip, è stato condannato a quattro anni di carcere in quanto colpevole di frode nell’ambito dello scandalo delle protesi al seno difettose che tra il 2011 e il 2012 ha allarmato le donne in tutto il mondo.

A condannare Jean-Claude Mas è stato il tribunale di Marsiglia.

Le protesi dello scandalo

I primi allarmi riguardanti la pericolosità delle protesi Pip risalgono a circa due anni fa, quando il governo francese ha annunciato che il gel con cui erano prodotte non rispondeva alle caratteristiche richieste per poter essere utilizzato in ambito sanitario. L’eventuale danneggiamento delle protesi avrebbe potuto portare al rilascio di materiale adatto al solo uso industriale, con conseguenze variabili dalle infiammazioni ai tumori.

Dopo averne riconosciuto la pericolosità in seguito a diversi casi sospetti di linfoma, alcuni dei quali fatali, le autorità d’Oltralpe hanno annunciato che le donne che avevano ricevuto una protesi Pip si sarebbero dovute sottoporre ad un intervento di sostituzione. A circa un anno di distanza il Consiglio di Stato ha stabilito che le donne italiane che avessero voluto, per qualunque motivo, rimuovere le protesi Pip impiantate in un intervento di mastoplastica additiva avrebbero potuto farlo a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Una precedente ordinanza dell’allora Ministro della Salute Renato Balduzzi aveva infatti stabilito che la rimozione sarebbe stata a carico della sanità pubblica solo in caso di danni fisici o problemi medici, ma una sentenza del Tar del Lazio aveva imposto di modificare la predetta ordinanza. Respingendo il successivo ricorso presentato dal Ministero della Salute il Consiglio di Stato ha infine stabilito che le spese sarebbero state completamente a carico del SSN.

In Italia sarebbero più di 4500 le donne che hanno ricevuto protesi Pip prima dello scandalo. Secondo lo SCENIHR (Scientific Committee On Emerging And Newly Identified Health Risks), il comitato scientifico che ha valutato la pericolosità del loro utilizzo, anche se l’entità dei rischi corsi da queste e dalle altre donne cui sono state impiantate queste protesi non è valutabile con certezza, è fuori dubbio che il loro involucro esterno sia meno resistente rispetto a quello delle protesi di altre marche. A dimostrarlo è anche il maggior numero di rotture nei primissimi anni dopo l’impianto.

La sentenza del tribunale marsigliese non fa che confermare i dubbi sulla pericolosità di queste protesi. Jean-Claude Mas, 74 anni, avrebbe ingannato i consumatori in modo deliberato per anni. Lo stesso Mas ha ammesso di essere a conoscenza della sostituzione del gel ad uso sanitario con quello industriale, sostenendo però che lo scambio non avrebbe mai rappresentato un pericolo per la salute. Per quanto riguarda la sua azienda, le autorità d’Oltralpe ne hanno ordinato la chiusura già nel 2010.

Via | Adnkronos

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