Benessereblog Salute La vita dopo la mastectomia: molte donne abbracciano il “going flat”

La vita dopo la mastectomia: molte donne abbracciano il “going flat”

La vita dopo la mastectomia: molte donne abbracciano il “going flat”

Dopo una mastectomia, molte donne optano per il cosiddetto “going flat”. Ma di cosa si tratta esattamente? A spiegarlo ci pensano i membri dell’UCLA Jonsson Comprehensive Cancer Center, autori di un nuovo studio pubblicato sul Journal Annals of Surgical Oncology, secondo cui un numero crescente di donne che rinunciano alla ricostruzione dopo una mastectomia dicono di essere soddisfatte della loro scelta.

Molte pazienti non si sentono però supportate né rispettate dal proprio medico in questa delicata e personalissima scelta. Per il loro studio, gli autori hanno intervistato un campione di 931 donne, le quali hanno subìto una mastectomia unilaterale o bilaterale senza la ricostruzione del seno.

Ebbene, il 74% delle donne intervistate si è detto pienamente soddisfatto del risultato. Il 22% ha però dovuto affrontare problematiche inaspettate. In alcuni casi la procedura non è stata neanche proposta dai medici. Inoltre, alcune pazienti non hanno ricevuto alcun sostegno da parte del chirurgo. In alcuni casi, nonostante un diverso accordo preoperatorio, il medico ha persino lasciato intenzionalmente della pelle aggiuntiva, qualora la donna avesse mai cambiato idea.

La vita dopo la mastectomia: perché alcune donne optano per il “going flat”?

Gli autori dello studio hanno scoperto che le donne che optavano per il cosiddetto “going flat” desideravano innanzitutto un recupero più rapido e meno doloroso. Volevano tornare a condurre una vita nomale dopo la mastectomia. Molte volevano evitare l’inserimento di un corpo estraneo, e tante altre non reputavano la ricostruzione del seno come un fattore “importante” per il loro aspetto fisico.

Sottoporsi a una mastectomia con o senza ricostruzione è una scelta molto personale. Abbiamo scoperto che per un sottogruppo di donne, il “going flat” è un’opzione desiderata e intenzionale, che dovrebbe essere supportata dal team di medici, e non dovrebbe implicare che le donne che rinunciano alla ricostruzione non siano interessate al loro aspetto post-operatorio,

spiegano gli autori, concludendo che sono rimasti sorpresi dal fatto che alcune donne hanno persino dovuto lottare per ottenere la procedura che desideravano.

via | ScienceDaily
Foto di Foundry Co da Pixabay

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