Benessereblog Alimentazione Dieta sana 10 domande da fare alla dietista per perdere peso ed evitare l’effetto yo yo

10 domande da fare alla dietista per perdere peso ed evitare l’effetto yo yo

10 domande da fare alla dietista per perdere peso ed evitare l’effetto yo yo

Fonte immagine: Photo by i yunmai on Unsplash

Quando iniziamo una dieta, ci chiediamo se sarà finalmente il regime alimentare giusto e se potremo finalmente lasciarci alle spalle i chili di troppo. Quello che più ci spaventa non è solo come perdere peso e quanti sacrifici dovremo fare,. Ma anche come fare per evitare il tanto odiato effetto yo-yo.

Capita, infatti, che dopo tanta fatica, la bilancia finalmente segni i primi risultati sperati. Ma dopo poco ecco che i numeri cominciano a risalire, per poi scendere nuovamente. Proprio come farebbe uno yo-yo che va su e giù, lo stesso potrebbero fare i nostri chili.

Sono tante le domande da fare alla dietista per perdere peso in modo corretto ed evitare l’effetto yo-yo. Per rispondere a ognuna di queste, abbiamo voluto intervistare proprio un’esperta di sana alimentazione, che può aiutarci a fugare ogni dubbio.

Scopriamo insieme cosa ha risposto la Dottoressa Alessandra Parisi dietista di MioDottore.

1. Perdere peso, quando è consigliato?

È consigliato perdere peso quando si supera il proprio peso ideale. Non si deve aspettare di essere eccessivamente sovrappeso per mettersi a dieta. Questo perché maggiore è il peso accumulato più sarà difficile perderlo, oltre al fatto che un peso maggiore incide negativamente nell’insorgenza di altre patologie. In particolare, se c’è una predisposizione familiare a qualche patologia (come diabete, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia ecc.), ciò potrebbe slatentizzarla prima del tempo.

Parlare di perdita di peso in generale, però, può essere fuorviante. Il dimagrimento deve essere mirato a diminuire la percentuale di massa grassa, preservando la massa magra. Massa magra che è composta non solo dai muscoli, ma anche da ossa, denti, organi interni, tessuto connettivo e grasso essenziale.

A ciò è dovuta l’importanza di seguire una terapia alimentare elaborata da un professionista. Le diete fai da te possono far perdere peso. Ma di solito, non essendo specifiche per le esigenze della persona, fanno perdere anche e soprattutto massa magra e liquidi.

Perdere peso in caso di intervento chirurgico

Un altro esempio in cui è importante essere normopeso è in caso di intervento chirurgico, specie se con anestesia totale. Se una persona obesa deve subire un intervento non in urgenza, il medico le suggerirà di perdere peso prima di operarsi. La dose del farmaco per l’anestesia è infatti correlato al peso. Quindi, un paziente con un BMI (Body Mass Index cioè Indice di Massa Corporea) superiore a 30 dovrà ricevere una dose elevata di farmaco. Con tutti i rischi che questo comporta, specie per l’apparato respiratorio.

Perdere peso prima della gravidanza

È molto importante perdere peso anche se si sta progettando una gravidanza e si è in sovrappeso. Le donne obese, infatti, possono avere difficoltà a rimanere incinte. Oltre al fatto che ci sono dei rischi sia per la gestante che per il feto. Nelle donne in sovrappeso/obese, infatti, c’è una maggior incidenza di diabete gestazionale, preeclampsia (gestosi), ipertensione, rischio di feto macrosomico e probabilità più elevata di parto cesareo.

Perdere peso in caso di malattie

Perdere peso è inoltre fondamentale quando il soggetto è già affetto da altre patologie, quali il diabete, l’ipertensione e la dislipidemia. Infatti, l’obesità peggiora tutte queste condizioni. Inoltre, la presenza di due o più patologie tra quelle citate, unite al sovrappeso, ci permettono di dire che il paziente è affetto da sindrome metabolica. Quest’ultima è l’insieme di più patologie e per poterle curare tutte non si può prescindere dal recupero del proprio peso forma.

2. Perdere peso velocemente è controproducente?

Poter perdere peso velocemente è il desiderio di tutti coloro che devono intraprendere un percorso di dimagrimento. Spesso questo si traduce in fantasiose diete fai da te che popolano i giornali, specie con l’arrivo della bella stagione. Tornano quindi alla ribalta le diete mono alimento (dieta del pompelmo, del minestrone, persino del gelato). Oppure diete fortemente ipocaloriche, che in effetti mantengono la promessa di far perdere peso velocemente.

Sono diete che non possono essere seguite per periodi lunghi: essendo spesso sbilanciate possono provocare danni, come carenza di vitamine e/o sali minerali. Dunque, si perde peso, ma non massa grassa, che invece dovrebbe essere proprio  l’obiettivo di chi si mette a dieta. Per iniziare a intaccare la massa grassa ci vogliono tempo e costanza. In queste diete, infatti, si perde peso indistintamente. E quindi si depaupera la massa magra, cioè in larga parte il muscolo. Che è poi molto difficile da recuperare, anche con esercizio fisico intenso.

Inoltre, le diete con forte restrizione calorica, se non trattate in maniera adeguata, fanno sì che il metabolismo si metta in modalità di risparmio energetico. Da ciò può scaturire lo stallo del peso. O, peggio ancora, il fatto di prendere peso anche se si devia di pochissimo dal piano alimentare.

Effetti controproducenti delle diete “fast”

Il principale effetto controproducente delle diete che fanno perdere peso velocemente è che il paziente che raggiunge l’obiettivo in poco tempo tende a non seguire il mantenimento né il percorso di follow-up.

Inoltre, in poco tempo non è possibile effettuare una corretta educazione alimentare. Tantomeno mettere in pratica tutte le strategie per il cambiamento dello stile di vita, che è ciò che fa mantenere i risultati nel tempo, evitando l’effetto yo-yo. Passati quindi due o tre mesi dalla perdita di peso, in cui si gode ancora dell’effetto della dieta appena fatta, il peso inizia nuovamente a salire. Complici le cattive abitudini mai corrette e subito ripristinate, la mancanza di esercizio fisico, il bere meno acqua rispetto a quando si stava a dieta e altre variabili specifiche per ogni paziente.

Fonte: Photo by Jennifer Burk on Unsplash

L’importanza di una figura professionale di riferimento

Va detto che perdere peso velocemente e correttamente, quindi in sicurezza per la salute, è possibile solo se seguiti da un professionista, dopo attenta anamnesi. E se il paziente è molto compliante.

Bisogna considerare diversi fattori. Ad esempio quanti kg si devono perdere per essere normopeso. Una persona che deve perdere 25-30 kg avrà  inizialmente un dimagrimento più rapido di chi deve perdere un paio di kg per tornare al proprio peso ideale. A prescindere dal tipo di dieta.

Bisogna capire che perdere peso in poco tempo e senza procurare danni alla salute si può. A patto che si segua tutto il percorso previsto dal professionista. E non abbandonando quando si crede di stare bene, seguendo non solo le raccomandazioni nutrizionali, ma anche quelle relative allo stile di vita. Non si può pensare ad esempio di perdere massa grassa velocemente, senza fare attività fisica. Perdere peso non deve essere una gara. Ma laddove per motivi di salute psico fisica vi è necessità di dimagrire in fretta, il professionista saprà di certo suggerire un corretto protocollo nutrizionale.

3. Quali sono gli ostacoli più difficili da superare durante una dieta?

Gli ostacoli che si incontrano quando si decide di iniziare una dieta sono apparentemente molti.

Il tempo

Uno dei primi è sicuramente il tempo. Quando si decide di cambiare stile di vita, si deve considerare anche il tempo per fare la spesa in maniera consapevole. E per cucinare senza ricorrere ad esempio a prodotti semi lavorati, che sono di certo pratici, ma poco salutari se consumati in maniera continuativa. In questo caso si può cercare di aiutare il paziente con alimenti semplici da preparare, fornendo ricette ad hoc. Oppure, laddove sia possibile, aiutandolo con dei pasti sostitutivi.

La noia

Altro ostacolo che spesso viene accusato dai pazienti è la noia. Dopo tre o quattro settimane è possibile che la persona non voglia più nemmeno vedere da lontano petto di pollo e insalata. In questo caso bisogna lavorare a fondo con il paziente sull’importanza di variare il più possibile il menù settimanale. Magari impostandolo insieme, suggerendo di utilizzare spezie e metodi di cottura alternativi per rendere meno ripetitivi i pasti.

La socialità

Un altro fattore che ostacola la buona riuscita della dieta è la socialità. Si sa che, soprattutto per noi italiani, incontrarsi significa di solito condividere un pasto, dalla colazione all’aperitivo alla cena. Stare insieme e godere di buona compagnia sembra quasi subordinato al consumo di cibo e bevande. Di certo l’aspetto convivale del pasto è fondamentale e va sempre mantenuto. Ma quando si deve perdere peso per motivi di salute e non ci si può concedere lo “sgarro”, si possono adottare delle strategie o anche delle piccole accortezze per aiutare il paziente a non isolarsi, pur mantenendo la sua alimentazione. Ad esempio, si può consigliare di scegliere ristoranti che cucinino di tutto, per cercare di attenersi a quanto previsto dalla dieta.

La motivazione

Un ostacolo ulteriore, e che è difficile da superare, è quel momento in cui la perdita di peso si ferma, e si va in stallo. È dura mantenere la motivazione quando, nonostante i sacrifici, non si vedono i risultati sperati. In questo caso è importante focalizzare l’attenzione sul benessere dovuto al cambio dello stile di vita, più che sui chilogrammi, oltre al fatto che spesso anche se il peso resta invariato, ci possono essere perdite anche consistenti di centimetri. Questo va sottolineato e fatto capire al paziente, il quale altrimenti potrebbe decidere di lasciarsi andare.

Organizzazione a casa

Anche l’organizzazione del ménage familiare può diventare di difficile gestione: ad esempio se un solo membro della famiglia deve seguire un regime dietetico e gli altri no, può essere complicato cucinare diversi tipi di piatti, sia per questioni di tempo, che logistiche. Per questo problema, il consiglio è di cercare di elaborare un menù simile per tutta la famiglia, con l’aiuto del dietista.

In conclusione, gli ostacoli che si incontrano quando si decide di iniziare una dieta sono apparentemente molti, ma più che di ostacoli si tratta di alibi che si possono superare puntando al raggiungimento dell’obiettivo, con molta forza di volontà e con il giusto aiuto.

Dieta
Fonte: Photo by Kimzy Nanney on Unsplash

4. Saltare un pasto se abbiamo esagerato in quello precedente è consigliabile?

Quando si esagera con il cibo durante un singolo pasto (ad esempio un pranzo/cena di compleanno) oppure per più pasti e più giorni (ad esempio durante le festività natalizie) si potrebbe pensare che, saltando il/i pasto/i successivo/i, si possa in qualche modo compensare l’abbuffata. Non è del tutto falso, ma non è nemmeno la soluzione.

Saltare il pasto successivo, che sia la cena o la colazione, fa risparmiare delle calorie, ma di certo non annulla ciò che si ha mangiato in precedenza. Se si salta un pasto, si introducono meno calorie, ma è molto probabile che poi si tenderà a mangiare di più nei pasti successivi. Non è dunque una soluzione reale.

Digiuno intermittente

Diverso è se si applica un vero protocollo di digiuno, ad esempio il digiuno intermittente 8:16, dove si consumano i pasti in una finestra oraria di 8 ore e per le altre 16 ore si digiuna, incluse le ore del riposo notturno. In questo caso il digiuno programmato e controllato può di certo aiutare a sentirsi meglio, poiché non si tratta solo di saltare un pasto. Questo protocollo però va seguito sotto controllo del professionista.

Cosa fare dunque per limitare i danni?

Per prima cosa, se l’abbuffata capita di rado, ad esempio durante le festività, e se si è in buona salute e normopeso, non c’è nessuna azione  correttiva da attuare. Si può magari pensare di fare una bella passeggiata, di bere di più nei giorni seguenti e probabilmente, senza nemmeno farci caso, si mangerà di meno nel pasto successivo all’abbuffata.

Diverso è il caso in cui si esagera con una frequenza maggiore, ad esempio ogni settimana durante il weekend. In questo caso si può pensare di adottare una strategia compensativa, che però non consiste nel digiuno prolungato o nel saltare i pasti, ma nel mangiare correttamente scegliendo bene le fonti, magari introducendo meno calorie del solito, soprattutto se questa situazione si verifica in giorni in cui il dispendio calorico dovuto alle attività quotidiane sarà un pochino inferiore (ad esempio se non si va al lavoro, ci si alza più tardi del solito ecc.).

Quello che bisognerà fare, sarà effettuare tutti i pasti a cui si è abituati (colazione, pranzo e cena, ed eventuali spuntini se rientra nella routine), scegliendo però:

  • cibi a basso indice glicemico come pasta, pane e riso integrali
  • yogurt magro senza zucchero dove aggiungere ad esempio della frutta e delle mandorle
  • una colazione salata anziché la classica colazione dolce
  • buone fonti proteiche come pesce, da consumare anche due volte al giorno
  • verdure fresche di stagione da cuocere al vapore per mantenere intatte le proprietà organolettiche,
  • bere almeno 2 litri di acqua, anche sotto forma di tisane.

Molto importante è anche il modo in cui si cuociono gli alimenti: ottime le cotture a bassa temperatura e al vapore, meglio ancora consumare verdura fresca cruda.

5. Cos’è l’effetto yo yo e come evitarlo?

Si parla di effetto yo-yo o effetto fisarmonica quando, dopo una dieta, il peso corporeo torna a livelli uguali o addirittura superiori a quelli precedenti alla dieta. Ciò riguarda sia gli uomini che le donne, con una percentuale più elevata di donne, anche se questo può derivare dal fatto che le donne che si mettono a dieta sono in numero più elevato rispetto agli uomini.

L’effetto yo-yo crea un forte stress, sia a livello fisico che psicologico. Tutte le diete dimagranti si basano sulla restrizione calorica, oltre che naturalmente sulla scelta di cibi salutari e sulla corretta ripartizione dei macronutrienti (proteine, grassi, carboidrati). Più forte è la restrizione calorica, più si potrà apprezzare la perdita di peso nelle prime due o tre settimane.

Quali sono i rischi

Il rischio è che si perda peso a causa della riduzione della massa muscolare e dei liquidi, e non del grasso corporeo. Infatti, per perdere massa grassa, che dovrebbe essere l’obiettivo di chi inizia una dieta, ci vuole più tempo, oltre a un adeguato esercizio fisico, la cui intensità dovrà essere stabilita dal professionista per non creare problemi alla salute. Ad esempio, una persona fortemente obesa dovrà iniziare con delle semplici e brevi passeggiate: non si deve consigliare un intenso lavoro aerobico finché non ci sarà stata un’adeguata perdita di peso, per non sovraffaticare il sistema cardiovascolare e le articolazioni, che potrebbero essere già compromesse dall’obesità.

Quando la massa muscolare diminuisce, il corpo si adatta automaticamente rallentando il metabolismo, entrando in modalità carestia: il corpo abbassa i consumi per sopravvivere, come se non ci fosse più disponibilità di cibo. Questo fenomeno comporta diminuzione delle energie da dedicare alle attività quotidiane, stanchezza cronica, diminuzione del desiderio sessuale e delle masse muscolari.

Questo è però il dietro le quinte, ma ciò che nota la persona che inizia una dieta fortemente restrittiva è solo che in poche settimane perde peso. Dunque, è felice, probabilmente riuscirà anche a raggiungere il proprio obiettivo di peso e smetterà di seguire la dieta, anche perché una dieta molto ipocalorica non è di certo gestibile per un lungo tempo.

Qui inizia il circolo vizioso

In poco tempo si è perso peso (non grasso, ma liquidi e massa muscolare) e nello stesso poco tempo si riprende peso, lo stesso se non di più. I motivi principali sono due:

  • In primis la persona non ha imparato a mangiare correttamente, non ha modificato il proprio stile di vita, che evidentemente non era corretto se l’ha portata a prendere peso, sia per il poco tempo in cui ha seguito la dieta, sia perché ha interrotto il percorso senza fare il mantenimento.
  • In secondo luogo, a causa dell’abbassamento del metabolismo, si tenderà a ingrassare più facilmente, qualsiasi cosa si mangi.

Come evitare tutto ciò?

Con una dieta leggermente ipocalorica, insieme a un’adeguata attività fisica, soprattutto iniziando a modificare le cattive abitudini (sedentarietà, scarso introito di acqua, frequente assunzione di alcolici, dolci dopo cena ecc.).
Fondamentale poi è seguire la fase di mantenimento senza interrompere la dieta una volta terminata la fase attiva. Consolidare la perdita di peso, e di conseguenza le buone abitudini, è ciò che aiuterà a non riprendere peso nel tempo.

Sport per dimagrire
Fonte: Photo by Jonathan Borba on Unsplash

6. Quanto può durare una dieta dimagrante?

Una dieta dimagrante può avere una durata variabile, non c’è un tempo minimo o uno massimo. Dipende infatti da molti fattori, tra cui:

  • la quantità di peso da perdere
  • la quantità di massa grassa
  • se la persona fa o meno attività fisica o sport
  • se ci sono patologie oltre il sovrappeso/obesità
  • quali sono le abitudini da modificare.

Perdere pochi chili

Se si devono perdere pochi chilogrammi, paradossalmente ci vorrà più tempo perché, quando si è vicini al proprio peso ideale, il corpo è restio a dimagrire. In questi casi, quindi, bisognerà puntare molto sull’attività fisica, in modo tale da aumentare la muscolatura e diminuire il grasso. Questo meccanismo non è veloce, ci vuole costanza e i risultati non sono subito visibili, perché la ricomposizione corporea è un processo che ha bisogno di tempo. Inoltre, facendo attività fisica si ha più fame, il muscolo va nutrito, per cui non si può ricorrere a una dieta fortemente ipocalorica, la quale farebbe perdere proprio la massa magra. Una volta terminato il percorso di ricomposizione corporea, si dovrà seguire un mantenimento, che diventerà poi un vero e proprio stile di vita, il quale, associato a un’attività fisica continuativa, farà sì che il peso perso non si recuperi.

Perdere molti chili

Nel caso in cui invece si debba perdere parecchio peso, il percorso sarà più lungo perché la prima fase sarà dedicata a una rieducazione alimentare da attuare con una dieta adeguata, la quale da una parte faccia perdere peso da subito al paziente, sia per motivarlo che per avere subito dei benefici, ma dall’altra non rischi di abbassare troppo il metabolismo e quindi vanificare tutti gli sforzi nel lungo tempo.

Dato che una persona fortemente sovrappeso non potrà praticare sport, bisognerà concentrare la propria attenzione sull’imparare i corretti abbinamenti dei cibi, bere almeno 2 litri di acqua al giorno, camminare tutti i giorni anche se lentamente, incrementando di pochi passi al giorno il percorso, ed eliminare tutto ciò che può concorrere al peggioramento della salute, come il fumo o l’alcol.

Le persone che devono perdere molto peso, durante i primi due o tre mesi, di solito perdono un buon 70% del totale; per il restante 30% ci vorrà del tempo, ma si potrà di certo  accelerare il processo abbinando dell’attività fisica. Fondamentale anche in questo caso è il mantenimento, che diventa un vero e proprio esercizio di cambio di stile di vita. Durante la fase di mantenimento si continua a perdere peso, ma più lentamente, e si inizierà a pensare alla ricomposizione corporea di cui sopra. In conclusione, un percorso dietoterapico ha sempre una durata variabile, da un minimo di 3 mesi a un massimo di due anni in casi più complessi.

7. I motivi principali per cui non dimagriamo pur seguendo una dieta

I motivi per cui, pur seguendo una dieta, non si riesce a dimagrire possono essere diversi. Partendo dal presupposto che ci si sia affidati a un professionista e che abbia fatto una corretta anamnesi, di certo la dieta somministrata sarà corretta per le necessità del paziente.

Le prime settimane sono quelle in cui si apprezza una maggior riduzione di peso, perché di solito si è molto motivati, si segue alla lettera la dieta, si assumono costantemente gli integratori se previsti, si va in palestra o comunque ci si impegna per riuscire a fare attività fisica, fosse anche una passeggiata a passo svelto.

Se ciò non dovesse accadere e al primo controllo il peso fosse rimasto stabile o diminuito di poco, la prima cosa da fare è chiedere al paziente quanto sia stato realmente aderente alla dieta e agli altri consigli dati: se il paziente sostiene di aver seguito alla lettera la dieta, bisognerà rivalutarla, ricontrollare l’anamnesi e se necessario chiedere un approfondimento medico. Questo, però, è un caso abbastanza raro.

Ci sono dei casi in cui la perdita di peso è difficoltosa e/o lenta, ad esempio in soggetti insulino-resistenti oppure con più patologie o sindromi, problemi ormonali, difficoltà a dormire, come anche in persone con numerose allergie e/o intolleranze, per le quali l’alimentazione sarà necessariamente meno varia.

Con questi soggetti bisognerà valorizzare qualsiasi perdita di peso, anche se minima, perché data la difficoltà oggettiva si tratta comunque di buoni risultati. Inoltre, spesso capita che queste persone perdano poco peso ma, se hanno seguito la dieta, perdano invece molti centimetri, che è un risultato addirittura migliore.

Lo stallo o il plateau di peso

Nella maggior parte dei casi, quello che accade è che, dopo 4-6 mesi dall’inizio della dieta, arrivi il temuto stallo o plateau del peso. Spesso questo stallo viene attribuito al fatto che il metabolismo si abbassa proprio a causa della dieta ipocalorica. Di certo è vero che, introducendo meno calorie, se non si associa una qualsiasi attività fisica, il corpo va in risparmio energetico, quindi pur seguendo una dieta, il peso potrebbe non diminuire sensibilmente.

Quello che però si è osservato è che più o meno al sesto mese di dieta vi è una riduzione della compliance da parte del paziente, che a volte, senza nemmeno rendersene conto, inizia a virare nuovamente verso le cattive abitudini, come ad esempio mangiare un cioccolatino tutte le sere dopo cena.

Può sembrare cosa da poco, ma se fatto costantemente, insieme magari a una riduzione dell’attività fisica, può davvero creare dei danni. Sarà compito del professionista tranquillizzare il paziente relativamente alla modifica del metabolismo (in realtà ci vogliono anni o condizioni particolari come una malattia, per rilevare una vera e importante riduzione del metabolismo basale) e indagare invece in maniera approfondita la reale capacità del paziente di aderire al 100% alla dieta, considerando anche l’eventualità di proporre un diverso protocollo dietetico per rompere la monotonia e motivare nuovamente il paziente.

8. Perché una dieta funziona con una persona e non con un’altra?

Siamo tutti diversi, anche i gemelli che condividono il 99% patrimonio genetico hanno delle differenze. Se il protocollo dietetico è elaborato da un professionista, terrà conto di tutte le necessità del paziente, nonché naturalmente delle eventuali patologie, di quanto peso deve perdere, dello stile di vita, dello svolgimento o meno di attività fisica (tipo/intensità) e dell’attività lavorativa.

Non si può pensare che la dieta elaborata per uno sportivo che deve definirsi (quindi perdere grasso) vada bene per una persona dello stesso peso e altezza che però è sedentaria e non fa nemmeno una passeggiata a settimana. È ovvio che uno dei due non raggiungerà l’obiettivo.

La stessa dieta quindi non solo non può funzionare per due persone diverse, ma non dovrebbe assolutamente essere proposta a due persone diverse.

Le diete vanno personalizzate

Soprattutto in base alle esigenze del paziente, sia in termini di abitudini che di eventuali patologie, oltre il sovrappeso.

Non è da trascurare anche l’aspetto sociale, psicologico ed economico. Se la persona per motivi di lavoro è costretta a pranzare sempre al ristorante, si troverà il modo di attuare la dieta anche in quel contesto. Di certo però mangiare al ristorante 5 o 6 giorni a settimana non sarà un consiglio da dare a tutti. Ecco perché la stessa dieta non può funzionare con persone diverse, perché non solo sono differenti le esigenze nutrizionali, ma anche il contesto e soprattutto la condizione di partenza.

La dieta iperproteica potrebbe essere valida per lo sportivo che ha un elevato fabbisogno giornaliero di proteine, ma non può funzionare anche per chi non si allena con una certa intensità, perché le proteine che non vengono utilizzate alla lunga si trasformano in carboidrati (gluconeogenesi), per cui si rischia non solo di non ottenere i risultati sperati, ma anzi di peggiorare lo stato di salute. Appare chiaro che una dieta non può andar bene per una persona diversa da quella per cui è stata elaborata.

Dieta del nutrizionista
Fonte: Photo by Element5 Digital on Unsplash

9. Quando si vedono i primi risultati di una dieta?

I primi risultati di una dieta si possono vedere anche dopo pochi giorni. Questo dipende dal tipo di dieta, ma soprattutto da quanto il paziente la rispetta. Nel caso ad esempio della dieta chetogenica, dopo 5 o 6 giorni la maggior parte delle persone entra in chetosi e inizia a sentirsi bene, sgonfio e anche la bilancia spesso segna già qualche etto in meno. Questo è ancor più vero se si utilizzano protocolli chetogenici medicalizzati, cioè con pasti sostitutivi.

Anche con le diete più classiche i primi risultati si possono apprezzare nel giro di 15 giorni, soprattutto se c’è la possibilità di fare attività fisica anche leggera. Ci si sente meglio a livello generale, più lucidi, con maggior capacità di concentrazione e spesso iniziano già a diminuire i disagi correlati all’eccesso ponderale, come ad esempio l’affaticamento dopo piccoli sforzi.

Le prime sei-otto settimane sono quelle in cui si apprezza il maggior calo ponderale e ciò è dovuto alla totale aderenza del paziente alla dieta, al cambio spesso radicale di abitudini e naturalmente alla validità della dieta. Al primo controllo, dopo 3 o 4 settimane, oltre al peso si dovrà valutare la composizione corporea grazie alla bioimpedenza, che ci dà la misura della qualità del dimagrimento, cioè della riduzione della massa grassa, dell’aumento seppur lieve della massa magra e dell’aumento dell’idratazione.

Risultati già dal primo mese di dieta

Possiamo quindi dire che durante il primo mese di dieta si hanno già delle grandi modifiche sia in termini di miglioramento della qualità della vita, che di riduzione di peso e centimetri. Questo è ciò che sprona il paziente a proseguire ancora nel percorso, perché sentirsi subito meglio fa sopportare le piccole rinunce che fanno parte del trattamento.

Ad ogni modo, qualora non si dovesse verificare quanto sopra descritto nel primo mese, non significa che la dieta non stia funzionando: probabilmente ci sarà solo bisogno di più tempo, ma se il paziente è compliante è molto probabile che con un mese in più si raggiungeranno gli stessi – se non migliori – risultati.

10. Quale sport è migliore per perdere peso?

Qualsiasi sport aiuta a perdere peso, poiché aumenta il dispendio calorico. Se allo sport si abbina una dieta, allora il dimagrimento è assicurato. È vero però che non tutti gli sport sono uguali a livello di dispendio energetico, di muscoli coinvolti e di risultati in termini di dimagrimento.

Nuoto e altri sport in acqua

Il nuoto è il re degli sport che aiutano a dimagrire e tonificare, perché c’è un’elevata attività aerobica e la resistenza esercitata dall’acqua aiuta a tonificare braccia e gambe, specie se ci si aiuti con strumenti come pinne, tavoletta e palette.

In ogni caso, tutti gli sport che si praticano in acqua sono ottimi per il dimagrimento e la tonificazione: acquagym, hydrobike e fitness in acqua sono sport che può praticare chiunque, giovani e meno giovani, e sono anche divertenti.

Il nuoto e il fitness in acqua sono attività cardiovascolari che favoriscono il dimagrimento (inteso come perdita di massa grassa), la tonificazione, il drenaggio dei liquidi in eccesso, il miglioramento degli inestetismi della cellulite e il senso di benessere e leggerezza generale.

Le lezioni in acqua aiutano più di altri sport

Non solo le lezioni in acqua offrono molti degli stessi vantaggi dei normali programmi di allenamento, ma offrono anche alcuni vantaggi che una sessione di allenamento regolare non può offrire. Quando ci si allena in acqua, infatti, si deve fare più sforzo per ottenere risultati simili ad altri metodi di allenamento più comuni. Grazie alla resistenza esercitata dall’acqua, anche movimenti semplici come alzare le braccia dritte davanti a sé, con i palmi chiusi,  sembrerà difficile e produrrà un dispendio calorico maggiore rispetto allo stesso movimento fatto fuori dall’acqua.

Durante una lezione di acquagym si possono bruciare tra le 300 e le 500 calorie. La differenza è dovuta all’intensità dell’allenamento, che varia in base al livello della persona, e che andrà man mano incrementato. Per il nuoto invece si parla di un dispendio calorico che può arrivare anche a 900 calorie in un’ora.

Ci sono anche altri sport validi per il dimagrimento

La corsa di certo è una tra i più validi, però ha lo svantaggio di non essere adatta a tutti. Non bisogna infatti avere problemi alle articolazioni e non è adatta a soggetti obesi (ovvero con un BMI superiore a 30). Invece le lezioni in acqua hanno anche il vantaggio di essere adatte a tutti. Anche a chi ha problemi alle articolazioni, e a chi ha un BMI superiore a 30.

In conclusione, lo sport ideale per dimagrire è un’attività che coniughi lo sforzo aerobico con una parte di lavoro anaerobico ed è sempre consigliato allenarsi 3 o 4 volte a settimana. Bastano anche 30-40 minuti, purché si sia regolari e costanti nell’attività.

Seguici anche sui canali social