Benessereblog Salute Vaiolo delle scimmie: i casi in Italia e l’appello a non allarmarsi (ma meglio conoscerne i sintomi)

Vaiolo delle scimmie: i casi in Italia e l’appello a non allarmarsi (ma meglio conoscerne i sintomi)

Vaiolo delle scimmie: i casi in Italia e l’appello a non allarmarsi (ma meglio conoscerne i sintomi)

Fonte immagine: Pixabay

Da alcuni giorni, in Italia e nei Paesi dell’Unione Europea si parla sempre più spesso del vaiolo delle scimmie. Lungi dall’essere una malattia nuova o sconosciuta (il vaiolo delle scimmie, o monkeypox, è infatti stato individuato per la prima volta nel 1958), l’ondata anomala di contagi ha fatto salire l’attenzione da parte dei membri dell’OMS, che come è accaduto durante la pandemia di Covid, sta monitorando attentamente la situazione.

Ma quanti sono i casi di vaiolo delle scimmie in Italia? E quanti quelli in Europa? Fino al 31 Maggio 2022, i casi di Monkeypox segnalati nel mondo erano 557. Di questi, 321 casi sono stati confermati all’interno dell’area Ue. In Italia, i pazienti che hanno manifestato i sintomi del vaiolo delle scimmie sono stati 14 fino alla fine di Maggio.

E mentre c’è chi teme l’arrivo di una nuova pandemia, e chi invece minimizza il problema (probabilmente per la stanchezza che il Covid-19 ha lasciato in ognuno di noi), senza voler fare alcun tipo di allarmismo, ricordiamo che è sempre saggio conoscere i sintomi e i meccanismi di trasmissione di una malattia, per evitare un possibile contagio o, qualora questo dovesse avvenire, per sapere come comportarsi.

Cos’è il vaiolo delle scimmie?

Vaiolo delle scimmie
Fonte: Pixabay

Prima di elencare i sintomi del vaiolo delle scimmie, facciamo chiarezza in merito a questa malattia.

Anche nota con il nome inglese di “monkeypox”, questa condizione è provocata dal virus del vaiolo delle scimmie, un virus che provoca una malattia per certi versi abbastanza simile a quella causata dal vaiolo umano, ma con sintomi meno gravi.

Si tratta di una zoonosi virale abbastanza rara, sebbene nelle ultime settimane il numero dei casi stia aumentando in maniera anomala.

Ma cosa c’entra il vaiolo con le scimmie? Insomma, sappiamo bene che le scimmie portano malattie e possono causare gravi lesioni, ma fra le patologie trasmesse da questi animali, rientra quindi anche il vaiolo? In realtà, il nome “vaiolo delle scimmie” deriva dal fatto che il Monkeypox virus fu individuato per la prima volta in un gruppo di scimmie, nel 1958.

In natura, il virus vive però nei roditori (topi, ratti e scoiattoli), ma questi ultimi possono trasmetterlo ai primati (quindi anche alle scimmie e a noi esseri umani).

Fino a qualche settimana fa, la malattia era prevalentemente diffusa in alcune regioni dell’Africa, ma oggi la situazione sembra si stia evolvendo in maniera inaspettata.

In realtà, già nel 2003 si era verificata una sorta di epidemia di monkeypox negli Stati Uniti, quando dei roditori vennero importati dall’Africa per essere venduti come animali domestici. I roditori in questione, trasmisero però il virus ai cani della prateria, i quali lo trasmisero a loro volta alle persone.

Vaiolo delle scimmie: la situazione attuale

Ad oggi, come abbiamo visto, il numero di contagi da monkeypox sta aumentando. Sin dal primo caso di vaiolo delle scimmie confermato in Inghilterra all’inizio del mese di Maggio, il numero di pazienti è aumentato in numerose Nazioni dell’Unione Europea, Italia compresa.

Attualmente sono ancora in corso indagini e analisi volte a individuare l’origine della diffusione del virus, e dai dati emersi sembrerebbe che la malattia tenda a colpire maggiormente uomini che hanno rapporti intimi con altri uomini.

Tuttavia, quella sessuale non è la sola via di trasmissione della malattia. E a questo proposito, vediamo come si trasmette il vaiolo delle scimmie e quali sono i sintomi da riconoscere.

Vaiolo delle scimmie: come si trasmette?

Fonte: Pixabay

Abbiamo già visto qual è una delle possibili modalità di trasmissione del vaiolo delle scimmie. In generale, il contagio avviene mediante il contatto con i liquidi corporei degli animali infetti, mentre fino ad ora la trasmissione da persona a persona era considerata poco comune.

Il contagio da un paziente all’altro avviene mediante il contatto con lesioni e fluidi corporei (come pus, sangue o i famosi droplet).

Si ritiene che la trasmissione possa avvenire dopo un prolungato periodo trascorso faccia a faccia con una persona ammalata di vaiolo delle scimmie.

Vaiolo delle scimmie: sintomi

Ma vediamo a questo punto quali sono i sintomi del vaiolo delle scimmie. Abbiamo già anticipato che, a differenza del vaiolo umano, il Monkeypox causa sintomi meno gravi. Ecco di seguito un elenco dei principali da riconoscere:

  • Febbre
  • Mal di testa
  • Brividi
  • Dolori muscolari
  • Mal di schiena
  • Stanchezza eccessiva
  • Edema linfonodale, ovvero un ingrossamento dei linfonodi
  • Eruzioni e lesioni cutanee, con formazione di pustole, vesciche e croste sulla pelle.

Vaiolo delle scimmie: eruzione cutanea

L’eruzione cutanea causata dal virus monkeypox si manifesta generalmente dopo 3 giorni dalla comparsa della febbre, e coinvolge soprattutto:

  • Viso
  • Mani
  • Piedi
  • Mucosa orale
  • Occhi
  • Zone genitali.

I sintomi cutanei del vaiolo delle scimmie ricordano quelli del vaiolo umano (o smallpox dal nome inglese di una delle più note malattie esantematiche), con la comparsa di macchie rosse, che con il passare dei giorni si trasformano in vescicole con presenza di pus, e poi in croste che tendono a cadere.

Pericolosità e decorso della malattia

Fonte: Pixabay

Ma il vaiolo delle scimmie è una malattia mortale o pericolosa per la vita? Normalmente, in soggetti che godono di una buona salute e di un sistema immunitario efficiente, il vaiolo delle scimmie tende a guarire spontaneamente nell’arco di 2 o 4 settimane senza particolari trattamenti.

In alcuni casi, possono essere impiegati dei farmaci antivirali, se la situazione lo richiede.

Nei pazienti più fragili, come bambini, anziani o donne in gravidanza, l’esito potrebbe essere più nefasto, motivo per il quale rimane fondamentale la prevenzione, per evitare di mettere a rischio la propria salute.

Come si cura il Monkeypox?

Abbiamo visto che in buona parte dei casi, la malattia non richiede particolari trattamenti. In più, in passato molte persone sono già state vaccinate contro il vaiolo umano, quindi godono di una sorta di protezione dalla malattia (con una percentuale di efficacia pari all’85%).

Tuttavia, bisogna ricordare che il vaccino contro il vaiolo umano non è più obbligatorio dal 1980, quando la malattia fu eradicata, per cui molte persone potrebbero essere maggiormente esposte al rischio di contagio se non hanno ricevuto il vaccino.

Oltre all’impiego di eventuali farmaci antivirali (come il tecovirimat), allo stato attuale, per trattare la malattia è possibile considerare di vaccinare il paziente esposto al contagio. La vaccinazione dovrebbe avvenire entro 4 giorni dall’avvenuto contatto con soggetti affetti dalla malattia.

Vaiolo delle scimmie: quarantena

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Dopo aver appreso come si trasmette il vaiolo delle scimmie, è senz’altro più semplice riuscire a individuare le strategie per contenere la diffusione della malattia.

Il Ministero della Salute ha sottolineato l’importanza di mettersi in autoisolamento (o quarantena), in caso di confermato contatto con un paziente colpito dal Monkeypox virus.

Se dovessi  manifestare i sintomi della malattia, contatta al più presto il tuo medico curante, per conoscere i trattamenti utili ad alleviare i sintomi.

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