Dieta sana

“Senza zuccheri aggiunti”, “senza zuccheri” o “a ridotto contenuto”: le differenze che cambiano la scelta

“Senza zuccheri aggiunti”, “senza zuccheri” o “a ridotto contenuto”: le differenze che cambiano la scelta“Senza zuccheri aggiunti”, “senza zuccheri” o “a ridotto contenuto”: le differenze che cambiano la scelta

I biscotti con diciture come “senza zuccheri aggiunti”, “senza zuccheri” o “a ridotto contenuto di zuccheri” possono sembrare la stessa cosa, ma dal punto di vista nutrizionale non lo sono affatto. Il test pubblicato da Altroconsumo il 24 aprile 2026 sui prodotti più diffusi nei supermercati italiani riporta la questione su un piano molto concreto: l’etichetta aiuta a scegliere, ma da sola non basta per capire se un biscotto sia davvero migliore. I punteggi assegnati ai prodotti analizzati, tutti raccolti in una fascia intermedia, dicono una cosa semplice: anche i biscotti presentati come più “virtuosi” restano alimenti da consumare con moderazione. Per chi compra, la differenza vera sta nel capire cosa permette la legge, quali zuccheri restano comunque nel prodotto e come leggere numeri e ingredienti senza fermarsi alla promessa stampata in grande sul fronte della confezione.

Cosa dice davvero la legge dietro i tre claim più usati in etichetta

Le tre diciture non sono equivalenti. “Senza zuccheri aggiunti” vuol dire che durante la produzione non sono stati aggiunti zuccheri come saccarosio, glucosio, fruttosio, miele o sciroppi. Ma questo non significa che il prodotto ne sia privo: possono restare gli zuccheri naturalmente presenti nelle materie prime. La scritta “senza zuccheri” è più severa: il contenuto non può andare oltre 0,5 grammi per 100 grammi o 100 millilitri. “A ridotto contenuto di zuccheri”, invece, indica una riduzione di almeno il 30% rispetto a un prodotto simile, ma non vuol dire certo assenza. Ed è proprio qui che molti si confondono: il messaggio che passa è spesso quello di un biscotto leggero, quasi dietetico, mentre i numeri raccontano altro. Nel test di Altroconsumo, i migliori biscotti senza zuccheri aggiunti si fermano tra 47 e 52 punti su 100 e restano attorno a 430-446 kcal per 100 grammi, quindi poco sotto i frollini tradizionali. In sostanza, lo zucchero diminuisce o sparisce, ma calorie e grassi restano alti.

Gli zuccheri che restano anche nei biscotti senza aggiunte

La dicitura “senza zuccheri aggiunti” non azzera automaticamente gli zuccheri. Farine, latte, cereali, frutta secca e altri ingredienti possono contenerne una quota naturale, che infatti compare nella tabella nutrizionale. Ecco perché un biscotto può riportare quella scritta e avere comunque 1 o 2,5 grammi di zuccheri per 100 grammi, come succede in diversi prodotti esaminati. Più che l’assenza di zuccheri aggiunti, a cambiare davvero la ricetta è spesso la presenza dei polioli, come il maltitolo, usati per dare dolcezza con un impatto glicemico più basso rispetto allo zucchero comune. Ma non sono ingredienti “invisibili”: apportano calorie, in media circa 2,4 kcal per grammo, e se consumati in eccesso possono avere effetti lassativi, tanto che oltre una certa soglia l’avvertenza in etichetta è obbligatoria. Anche per chi deve tenere sotto controllo la glicemia, quindi, questi biscotti possono essere una scelta utile, ma non libera. Il richiamo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità resta lo stesso: mantenere bassi gli zuccheri liberi nella dieta quotidiana. Il punto, alla fine, non cambia: un biscotto senza zuccheri aggiunti può essere preferibile a uno tradizionale, ma resta un dolce, non qualcosa da mangiare senza limiti.

Come leggere ingredienti e tabella nutrizionale senza farsi portare fuori strada dal packaging

Davanti allo scaffale conviene partire dai numeri, non dagli slogan. La voce “zuccheri” è importante, ma da sola non basta: va letta insieme a calorie, grassi, fibre e ingredienti. Un biscotto che dichiara zero zuccheri può comunque contenere molti polioli; al contrario, uno “senza zuccheri aggiunti” può avere una quota naturale modesta e offrire più fibre o una lista ingredienti migliore. Nel test di Altroconsumo, per esempio, il prodotto con il punteggio più alto è Gullón Cuor di cereale integrale con fiocchi di avena senza zuccheri aggiunti, che arriva a 52 su 100 soprattutto grazie al contenuto di fibre, circa 14 grammi per 100 grammi, pur restando attorno a 430 kcal. Altri biscotti ben piazzati, come Balocco Zeropiù, Esselunga Equilibrio e Céréal gusto cocco, si fermano a 47 su 100 e hanno profili diversi a seconda di fibre, grassi, polioli o assenza di glutine. Per orientarsi davvero, conviene controllare se le farine integrali compaiono tra i primi ingredienti, se aromi e additivi sono contenuti, quante fibre ci sono e quanto pesa la quota di polioli. Il packaging invita a cercare una scorciatoia, ma la differenza tra un acquisto consapevole e uno solo apparentemente salutare sta quasi sempre lì, in quelle poche righe sul retro che dicono molto più della promessa in grande sul fronte della confezione.

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