Benessereblog Salute Responsabilità medica, le associazioni dei pazienti contro il ddl: “Calpestato il diritto alla salute”

Responsabilità medica, le associazioni dei pazienti contro il ddl: “Calpestato il diritto alla salute”

Responsabilità medica, le associazioni dei pazienti contro il ddl: “Calpestato il diritto alla salute”

Il problema della responsabilità medica si arricchisce di una nuova casella di discussione: secondo quanto dichiarato dalle associazioni in difesa dei pazienti, numerose su tutto il territorio italiano, il disegno di legge (ddl) che ha come firmatario il senatore del PD Amedeo Bianco assieme ad altri esponenti del partito di centrosinistra non tutela il diritto alla salute dei pazienti stessi, essendo troppo di parte verso la figura del medico.

Stando a quanto rivelato, il disegno di legge tenderebbe a tutelare maggiormente la figura del medico in sede di disputa legale, invece di concedere maggior copertura giudiziaria ad un paziente e alla sua famiglia coinvolta in un processo.

Stando al rapporto Ania 2013, le denunce contro medici e strutture sono state 31.400 nel 2011, con una crescita del 200 per cento rispetto ai primi rilevamenti del 1994. Il Coordinamento Medici Ospedalieri ha inoltre presentato un rapporto (Cimo-Asmd) nel quale si evidenzia che oltre l’80 per cento dei medici con più di 20 anni di servizio, ha subìto in carriera almeno una richiesta di risarcimento, stando ad un fronte del 90 per cento di procedimenti conclusi senza condanne, rinvii a giudizio o assoluzioni.

Nelle intenzioni dei firmatari del ddl, il testo presentato al Senato prevede l’istituzione di un’unità di prevenzione e gestione del rischio clinico, oltre a far ricadere la responsabilità civile sul medico solo nei casi di dolo e colpa grave, vale a dire quando il medico, per condotta irragionevole nei confronti della salute del paziente, ha causato un vero danno fisico o la morte del paziente. In questo modo il cittadino può fare causa alla struttura ma non al singolo medico od operatore, che però possono intervenire in sede di processo; la struttura sanitaria può rifarsi sul medico fino ad un massimo di tre anni di annualità nella retribuzione e ha l’obbligo di assicurarsi contro la responsabilità civile. La novità che però non è piaciuta particolarmente alle associazioni dei pazienti è quella temporale, ovvero la riduzione del termine entro il quale presentare le denunce di risarcimento: da 10 a 2 anni.

Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale dei diritti del malato, ha commentato così questa particolare scelta:

Non condividiamo il termine di 2 anni per esercitare l’azione, molto più breve dell’attuale di 10 anni, che garantisce di più i cittadini. Chi subisce un danno deve gestirlo e ha bisogno di tempo. Inoltre non crediamo che si debbano rivedere i profili della responsabilità penale e civile, già ampiamenti delineati dalla giurisprudenza

Ersilio Secchi, esperto di responsabilità medica e consigliere della Corte d’Appello di Milano, boccia sonoramente la proposta dei senatori PD, definendola addirittura “una norma in odore di incostituzionalità” e ponendo l’accento sulla deresponsabilizzazione della figura del medico, protetto dalla struttura sanitaria.

Fa compiere un salto indietro di 30 anni nella tutela del cittadino e della sua salute. E’ molto parziale e lede il diritto alla difesa. Il cittadino deve poter agire in giudizio, sarà poi il giudice nel processo civile a far emergere l’eventuale speculazione. In questo modo si introduce una legislazione speciale per i medici, che però vorranno tutti i professionisti. Con questo testo si deresponsabilizza il medico e si lede il prestigio dell’attività medica, che tra l’altro è anche di routine, e non sempre ad alto rischio.

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