Spotting: quando è normale e perché si può verificare lontano dal ciclo

Spotting: quando è normale e perché si può verificare lontano dal ciclo

Lo spotting identifica perdite ematiche che possono verificarsi per vari motivi. Ecco quando prestare particolare attenzione.

Lo spotting è definito come una perdita di sangue leggera nella donna, che esula dai normali giorni del ciclo. A questo è legato il cosiddetto spotting premestruale, che si può verificare qualche giorno prima del periodo. In questo caso a generarlo è un calo di progesterone, a cui si può porre rimedio, se il medico è di questo avviso, con integratori appositi.

Anche se noi donne siamo spesso portate a sottovalutare certe perdite, va compreso che lo spotting non è sempre normale e può essere invece segnale che qualcosa non va. Ci sono infatti condizioni in cui lo spotting tra un ciclo e l’altro non deve destare allarmismi. Ma in altri casi i sanguinamenti anomali non vanno sottovalutati, perché possono essere il campanello di allarme di qualche patologia.

Se quindi ci stiamo chiedendo quando è normale lo spotting e quando invece no, proviamo a dare una risposta a questa domanda. Non tutte, ma alcune donne sperimentano un leggero sanguinamento durante l’ovulazione. In questo caso lo spotting arriva insieme al classico aumento del muco cervicale e ad un aumento della libido e non è da considerarsi preoccupante.

Allo stesso modo, è normale il cosiddetto spotting da impianto, ossia una piccola perdita di sangue che può verificarsi quando l’ovulo fecondato si impianta appunto nell’utero. La durata delle perdite ematiche è di qualche giorno e, salvo che non avvengano emorragie intense, non ci si deve allarmare.

In generale, durante la gravidanza e in particolare nel primo trimestre, molte donne hanno lo spotting. Se non è accompagnato da dolore pelvico e resta leggero, va considerato normalissimo. Ed è normale anche lo spotting della perimenopausa, durante la quale il ciclo diventa irregolare e la donna può sperimentare delle leggere perdite di sangue.

Spotting: quando fare attenzione alle perdite di sangue

Ci sono poi condizioni in cui lo spotting va osservato con attenzione, prendendo in considerazione gli altri eventuali sintomi che lo accompagnano. Le perdite ematiche sono infatti uno dei segnali connessi con molte malattie a trasmissione sessuale, come clamidia e gonorrea. In genere altri sintomi sono bruciore e dolore a livello del basso ventre, prurito intimo e perdite vaginali bianche o giallastre.

Anche la malattia infiammatoria pelvica ha una sintomatologia analoga, che comprende anche lo spotting. In questo caso è possibile anche che si sperimentino dolore durante il sesso e stati febbrili. Lo spotting è anche legato all’endometriosi ed alla sindrome dell’ovaio policistico, che hanno come sintomi anche cicli irregolari e spesso abbondanti.

La presenza di fibromi uterini è un’altra causa di spotting, spesso unita a dolore pelvico e problemi alle vie urinarie. Ma di certo le condizioni cliniche più serie, che possono causare perdite ematiche anomale, sono le formazioni tumorali. Il cancro cervicale, quello uterino o quello ovarico, portano con sé una sintomatologia varia, che vede lo spotting come denominatore comune.

Il problema è che spesso queste condizioni mediche iniziano a farsi notare solo quando sono in stadio avanzato. La prevenzione quindi è il modo più sicuro per trattarle in tempo e nel modo più efficace possibile. Una visita regolare dal ginecologo è un valido aiuto per la nostra salute intima e non solo.

In più il medico può illuminarci anche sulle eventuali altre cause di spotting, se gli episodi diventano frequenti e ci creano ansia.

Foto | iStock

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