Benessereblog Salute Obiezione di coscienza per RU486, a Genova arriva la polizia

Obiezione di coscienza per RU486, a Genova arriva la polizia

Il caso di una ragazza che ha chiesto di abortire tramite pillola ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine perché i medici in servizio il giorno di Pasqua erano obiettori.

Obiezione di coscienza per RU486, a Genova arriva la polizia

Abortire a Pasqua? Nossignore, quasi impossibile: specialmente a Genova, nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Martino, dove si è consumato l’ennesimo caso di lesione dei diritti civili della donna, come denunciato dal Consiglio d’Europa poco più di un mese fa, in merito all’interruzione volontaria di gravidanza. Nel video in apertura trovate la descrizione di quanto avvenuto fatta dalla tv locale.

I fatti sono presto detti: giovedì scorso una ragazza di 19 anni decide di sottoporsi all’aborto terapeutico tramite assunzione di Ru 486, la pillola abortiva, invece di ricorrere all’aborto chirurgico. La procedura prevede due fasi distinte di assunzione farmaci e un controllo completo da effettuare in ospedale. La giovane prende il primo farmaco giovedì e due giorni dopo, sabato di Pasqua, si presenta in ospedale per l’assuzione del secondo medicinale e i successivi controlli, che prevedono una visita e un’ecografia per verificare che l’aborto sia andato a buon fine.

Al momento delle visite, l’intoppo: l’unico medico in servizio il sabato di Pasqua, il dottor Salvatore Felis, si dichiara obiettore di coscienza e non ha alcuna intenzione di prendersi in carico la paziente per effettuare i controlli necessari a verificare il buon fine dell’interruzione di gravidanza. Non ci sono altri medici disponibili: il primario Claudio Gustavino ha fatto fede soltanto sul buonsenso del medico di turno, che però si rifiuta di visitare la ragazza. Passano le ore senza alcuna risposta, solo le infermiere che controllano ma non possono prendere decisioni: la diciannovenne chiama la polizia per sbloccare la situazione e al momento dell’arrivo delle forze dell’ordine i vertici dell’ospedale si attivano per trovare una soluzione, nella fattispecie un medico che visiti la ragazza.

Di fronte all’iter assurdo e prolungato per l’aborto terapeutico vissuto dalla ragazza nell’Ospedale San Martino, il primario Claudio Gustavino ha rilasciato una dichiarazione:

È stato fatto un errore. La paziente aveva tutto il diritto di poter concludere l’iter iniziato, così come era stato correttamente indicato sulla cartella clinica. Per il futuro farò in modo che non capiti più una cosa del genere e organizzerò i turni in modo che vi sia una copertura totale, anche nei periodi più difficili dell’anno come Natale e Pasqua.

La questione, come sempre e purtroppo, non riguarda solo i turni. Non si sa ancora nel dettaglio che tipo di denuncia abbia raccolto la Polizia o se l’intervento si sia limitato a “forzare” una soluzione che avrebbe dovuto essere garantita dal diritto e dalla procedura già avviata in Ospedale.

Via | Il Secolo XIX

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