Benessereblog Salute Cos’è la medicina difensiva e quali sono i suoi rischi

Cos’è la medicina difensiva e quali sono i suoi rischi

Con il termine di medicina difensiva si intende tutta quella serie di pratiche diagnostiche e di terapie che vengono messe in atto non per la salute del paziente ma come "garanzia delle responsabilità medico legali" conseguenti alle cure che sono state prestate.

Cos’è la medicina difensiva e quali sono i suoi rischi

Con il termine di medicina difensiva si indicano tutte quelle pratiche messe in atto dal personale medico per poter avere una garanzia sulle prestazioni che sono state eseguite: chi pratica la medicina difensiva lo fa principalmente per evitare la possibilità di denunce o di contenziosi medico legali. E’ una pratica molto usata, ad esempio, negli Stati Uniti d’America, soprattutto in riferimento alla medicina di urgenza, nei reparti di ostetricia e in altri ad alto rischio.

Esistono due diverse tipologie di medicina difensiva, quella positiva e quella negativa. La medicina difensiva positiva altro non è che l’insieme di tutta una serie di comportamenti a scopo precauzionale e preventivo, con la possibilità anche di ricorrere a servizi come analisi e visite aggiuntivi, ma non strettamente necessari. In questo modo si riducono le possibilità di ottenere da parte del personale medico dei risultati negativi e per scongiurare la possibilità di possibili ricorsi. A tal proposito di solito viene redatta anche una documentazione che attesti che il medico ha fatto tutto il possibile, operando secondo gli standard vigenti, così da scongiurare possibili denunci.

Accanto alla medicina difensiva positiva esiste però la medicina difensiva negativa, che si attua, al contrario, con l’astensione dall’intervento. Cosa significa? Semplicemente che il medico si rifiuta di trattare o di occuparsi di certi pazienti o di realizzare degli interventi chirurgici o delle terapie che possono avere un rischio troppo elevato.

La medicina difensiva non è vista di buon occhio, anche per gli elevati costi che ha sulla spesa sanitaria dello stato, incidendo per oltre il 10 per cento.

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