Benessereblog Psicologia Terapia psichedelica: come funziona e quali farmaci prevede

Terapia psichedelica: come funziona e quali farmaci prevede

Terapia psichedelica: come funziona e quali farmaci prevede

Negli anni 50 e fino ai 70, quando è stata messa al bando dall’allora Presidente USA Richard Nixon, la terapia psichedelica era un trend in ascesa negli Stati Uniti. Il mix tra talk therapy ed uso controllato di sostanze psicotrope, si era infatti rivelato efficace per la cura di alcuni problemi mentali. La depressione, le dipendenze e soprattutto il disturbo post traumatico da stress, avevano trovato in essa un valido antagonista.

Un rimedio più efficiente dei trattamenti psichiatrici con l’uso dei farmaci tradizionalmente prescritti come supporto, il tutto documentato da prove scientifiche. Prove che, come detto, furono messe da parte per via del Controlled Substances Act, che comportava una violenta stretta di cinghia anche sull’uso di droghe terapeutiche. Da qualche tempo di terapia psichedelica si sta però tornando a parlare, sempre e soprattutto oltreoceano, ma non solo.

Terapia psichedelica: in che consiste, come funziona

La terapia psichedelica è ancora in fase sperimentale e non esistono protocolli standard. Anzi, probabilmente come è giusto che sia, ogni medico cuce letteralmente sul proprio paziente un trattamento personalizzato. Ma in generale, negli ambienti clinici che l’hanno adottata, questa terapia tende a dividersi in tre fasi principali.

Il primo step è una consulenza preparatoria, utile a capire se possono esserci criticità particolari per il paziente con questo tipo di trattamento. La seconda fase è l’assunzione, per via orale o endovenosa, della sostanza psichedelica, sotto l’occhio attento del medico. In ultimo, c’è la fase del confronto, quindi la terapia della parola, in cui terapeuta e assistito lavorano sul problema da trattare.

A seconda della droga usata e del disturbo, possono volerci dalle tre alle dodici sedute per avere i primi risultati apprezzabili. Un numero, tutto sommato, esiguo che ha reso la terapia psichedelica molto seguita.

Farmaci psichedelici: quali sono e come agiscono

Il mondo dei farmaci psichedelici è ampio, ma in terapia l’uso è normalmente limitato a quattro sostanze. La prima è la ketamina, una delle droghe più usate e studiate per i trattamenti di salute mentale. A bassi dosaggi si è dimostrata efficace in caso di depressione, ma i suoi effetti sono di breve durata.

In caso di disturbo post traumatico da stress, la sostanza più usata è invece l’MDMA, che ha dato risultati incoraggianti anche sul lungo termine. Secondo uno studio recente condotto su 90 partecipanti, l’88% di questi avrebbe visto ridursi i sintomi drasticamente. Motivo per cui l’Associazione multidisciplinare per gli studi psichedelici, sponsor della ricerca, ha azzardato un pronostico: l’approvazione della FDA a questo tipo di terapia entro il 2023.

La psilocibina, sostanza contenuta in alcuni funghi allucinogeni, potrebbe dare una mano in caso di disturbo ossessivo compulsivo, dipendenze e depressione resistente al trattamento. In ultimo l’LSD è impiegata per dipendenza da alcol e ansia, soprattutto nelle persone considerate malati terminali.

Terapia psichedelica e farmaci psichedelici: i rischi

Non è sempre tutto oro ciò che luccica, come spesso e volentieri accade. In America il problema dell’automedicazione è un allarme sociale vero e proprio. Il che significa che, sebbene la terapia psichedelica preveda assunzioni prescritte e controllate da un professionista, l’accesso a sostanze psicotrope extra ambito clinico è fin troppo semplice.

Le sostanze psichedeliche sono considerate a basso rischio se utilizzate sotto supervisione di un medico esperto, ma purtroppo questo non sempre avviene. L’MDMA a volte può causare ipertensione a breve termine, aumento della frequenza cardiaca e temperatura corporea elevata.

Allo stesso modo, la psilocibina può aumentare temporaneamente la pressione sanguigna o causare leggeri mal di testa. In più, i farmaci psichedelici sono stati connessi, secondo fonti attendibili, ad un aumentato rischio di psicosi nelle persone con disturbi psicotici o con predisposizione ad essi.

Inoltre, specie con l’uso di LSD, è possibile incappare nel cosiddetto disturbo della percezione persistente degli allucinogeni, una condizione rara che coinvolge intensi flashback e allucinazioni. C’è poi una sostanza su cui sono in corso una serie di studi, che potrebbe essere anche fatale se assunta in modo errato.

Si tratta della ibogaina, un alcaloide estratto dalla corteccia di una pianta africana, che potrebbe portare ad aritmie potenzialmente mortali. Si è certamente dimostrata efficace nel trattamento delle dipendenze, ma come visto non è esente da rischi e va assunta sotto stretto controllo medico.

Via | HealthLine

Foto | Pixabay

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