Metodo Stamina, parla il comitato etico degli Spedali Civili: "Per l'Aifa non c'erano ragioni ostative"

Il "caso Stamina" si arricchisce di nuovi punti. Tutti apparentemente oscuri

La ricostruzione della vicenda relativa al metodo Stamina continua ad arricchirsi di nuovi dettagli. L'ultimo in ordine di tempo arriva dagli Spedali Civili di Brescia, la struttura in cui è stata effettuata gran parte delle infusioni con le cellule prodotte secondo il metodo messo a punto dai collaboratori di Stamina Foundation. Francesco De Ferrari, presidente del comitato etico del nosocomio lombardo, ha infatti svelato che inizialmente il suddetto comitato non aveva autorizzato l'uso della terapia, ma che “aveva cambiato idea” dopo una lettera dell'Agenzia italiana del farmaco (l'Aifa) che il primo agosto 2011 avrebbe comunicato che “non c'erano ragioni ostative al trattamento Stamina”.

Ascoltato in Commissione Sanità al Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul “caso Stamina”, De Ferrari ha spiegato che tutto sarebbe iniziato con una delibera dell'azienda Spedali Civili di Brescia risalente al 9 giugno 2011 in cui

venne formalizzato l'accordo con Stamina per la sua attività.

Da qui la richiesta di un parere da parte del comitato etico, che il successivo 21 giugno avrebbe scritto una lettera all'Aifa

chiedendo delucidazioni, anche perché la delibera faceva riferimento all'attività Stamina come in corso da tempo.

Il 5 luglio 2011, ha raccontato l'esperto,

il comitato etico si pronunciò e ritenne di non autorizzare l'uso della terapia cellulare Stamina, ribadendo che bisognava ricorrere alla produzione cellulare secondo le modalità Gmp [good medical practice, ndr], come già detto dall'Aifa.

metodo Stamina Vannoni

Secondo la versione di De Ferrari, quindi, il comitato etico avrebbe bocciato la richiesta degli Spedali di poter offrire ai pazienti il metodo Stamina, ma l'azienda avrebbe chiesto “ulteriori chiarimenti per aggirare il nostro no”.

Il comitato aziendale, dopo quella riunione, è andato avanti

ha raccontato De Ferrari.

Il 29 luglio 2011, a firma del direttore generale dell'azienda è stata inviata una richiesta al dottor Tomino dell'Agenzia italiana del farmaco, dicendo che l'azienda riteneva di poter operare e chiedendo un parere per sapere se c'erano elementi ostativi.

Quella ricevuta il primo agosto sarebbe stata la risposta di Tomino, in cui, spiega De Ferrari,

si dice che il trattamento Stamina rientra nella classificazione di “uso non ripetitivo” e si comunica che non si vedono ragioni ostative al trattamento, in attesa di ricevere ulteriore documentazione.

Sulla scorta della missiva dell'Aifa abbiamo cambiato idea, ma appunto sulla base del fatto che l'Aifa evidenziava che non c'erano condizioni ostative.

Alla luce di queste dichiarazioni tutta la vicenda sembra arricchirsi di nuove ombre. Cosa dire delle dichiarazioni rilasciate da Marino Andolina, vicepresidente di Stamina Foundation, al programma “Presa Diretta”, secondo cui il metodo Stamina si sarebbe visto aprire le porte degli Spedali Civili da interessi privati di personalità in servizio alla Regione Lombardia e al nosocomio stesso, che avrebbero voluto garantirsi le infusioni per se stessi o per i propri cari? E perché l'Aifa, dopo aver dato parere favorevole, avrebbe ora assunto una posizione apparentemente del tutto opposta?

Via | Ansa

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