Piante officinali a SANA 2013, curare cuore e stomaco con i rimedi naturali

I farmaci di sintesi non sono l'unica possibile cura per i problemi gastrici o cardiovascolari. Ecco alcuni efficaci soluzioni offerte dalla natura

a:2:{s:5:"pages";a:3:{i:1;s:0:"";i:2;s:43:"Le piante per la cura del sistema digerente";i:3;s:51:"Le piante per la cura dell'apparato cardiovascolare";}s:7:"content";a:3:{i:1;s:1339:"sana 2013 piante officinali

Quando si ha a che fare con un disturbo o una malattia i farmaci di sintesi non sono l'unica soluzione a nostra disposizione. I lettori di Benessereblog lo sanno bene: in molte occasioni abbiamo avuto modo di parlarvi dei numerosi rimedi offerti da Madre Natura per contrastare diversi problemi di salute. Una conferma di quanto il mondo vegetale possa rappresentare una vera e propria officina farmaceutica arriva anche da SANA 2013, il salone internazionale del biologico e del naturale che abbiamo visitato per voi nei giorni scorsi.

Fra gli incontri organizzati nell'ambito della manifestazione hanno trovato spazio anche interessanti presentazioni delle piante officinali le cui proprietà curative sono sostenute dai risultati di ricerche scientifiche in piena regola. In particolare, le discussioni si sono concentrate sui rimedi utili in caso di problematiche digestive o cardiovascolari. Ecco quali sono.

";i:2;s:4788:"

Le piante per la cura del sistema digerente

piante officinali SANA 2013

Carciofo. Le sue foglie, note anche per i benefici esercitati in caso di aterosclerosi, aiutano a curare la dispepsia e, a dosi più elevate, la sindrome del colon irritabile. Non dà effetti collaterali gravi, ma è necessario fare attenzione in caso di allergia alle asteracee, colecistite, calcolosi biliari o problemi ostruttivi.

Cardo Mariano. Famosa per l'attività epatoprotettiva, è usata da molto tempo anche come pianta digestiva. Come il carciofo è una pianta amara appartenente alla famiglia delle asteracee, ma non si usano le sue foglie, bensì i frutti. Contiene dosi elevate di flavolignani, in particolare di silimarina, utile in caso di avvelenamenti del fegato ed è quindi utile per combattere tutti gli appesantimenti epatici, inclusi quelli causati da terapie ormonali estrogeniche, ma può dare qualche problema se in contemporanea si assumono farmaci metabolizzati dal fegato. Come il carciofo aumenta il contenuto di bile, migliorando così la digestione dei grassi. E' indicata in caso di dispepsie. E' una pianta sicura, fatta eccezione per i casi di allergia alle asteracee.

Menta piperita. Pianta aromatica e pungente, se ne usano le foglie o l'olio essenziale. Quest'ultimo, ricco di mentolo, è la parte più importante e l'olio essenziale. Insieme ad altre molecole il mentolo agisce sull'ingresso del calcio nelle cellule muscolari, evento importante per la loro contrattilità. In particolare, facilitando ingresso del calcio la menta piperita promuove la decontrattura della muscolatura liscia e dello sfintere di Oddi, la valvola che regola ingresso della bile nell'intestino. Esercita un'azione antispasmodica e antiemetica e facilita la digestione e deve essere assunta preferibilmente sotto forma di capsule gastroresistenti. Non deve essere utilizzata nei bambini piccoli (il mentolo può causare un blocco respiratorio), durante gravidanza e allattamento e in caso di reflusso, disfunzione epatica severa o reflusso gastroesofageo.

Zenzero. E' una pianta aromatica pungente di cui viene utilizzato il rizoma. Contiene un olio essenziale e una resina pungente. Stimola le secrezioni (saliva e altri succhi) ed è spasmogenico a livello gastrico e spasmodico a livello intestinale. La sua azione stimola i recettori della serotonina. Ha un effetto procinetico sulla motilità gastrica (più spiccato se assunto prima di pranzo) ed esercita un'azione antiemetica (utile anche in gravidanza, dopo la chemioterapia e dopo interventi chirurgici). Viene quindi utilizzato per prevenire e trattare la nausea. Qualche cautela deve essere posta durante la gravidanza, quando è preferibile assumerlo fresco. Può essere controindicato prima di un'anestesia generale. E' meno efficace in caso di coliche e flatulenza.

Peperoncino. Pianta pungente per definizione, se ne usano i frutti. I suoi principi attivi più importanti sono i capsacinoidi, soprattutto capsaicina. Oltre ad esercitare un'attività antidolorifica è un antispasmodico e aumenta perfusione ematica, quindi può essere utile in caso di bruciore di stomaco e dispepsia. Non è però escluso che diversi individui abbiano diversa sensibilità. I dati sul suo impiego in caso di disfagia, lesioni gastriche e sindrome dell'intestino irritabile non sono certi, ma promettenti. Per ottenere l'effetto desiderato ne bastano piccolissime quantità.

Liquirizia. La parte utilizzata è la radice. Riduce la gastrolesività dei Fans, facilita la digestione e ha un promettente, ma non certo, effetto antinfiammatorio. A dosaggi elevati (5-15 grammi in caso di ipertensione, 30 grammi in individui normotesi) è controindicato perché può causare ipertensione arteriosa. Una soluzione può essere utilizzare liquirizia senza acido glicirrizinico, ma in questo modo anche l'attività anti ulcerogenica diminuisce. Non bisogna assumerne dosaggi molto elevati per molto tempo. Potrebbe interferire con la pillola anticoncezionale.

Taraxacum officinale g.h. Weber. E' la pianta con meno dati clinici a supporto della sua azione, ma nella nostra cultura è usata da molto tempo per risolvere problemi digestivi. Deve essere utilizzata ad alte concentrazioni. Non contiene oli essenziali, quindi per potenziarne l'azione è possibile essiccarla.

";i:3;s:5821:"

Le piante per la cura dell'apparato cardiovascolare

piante a SANA 2013

Contrariamente a quanto fanno i farmaci, le piante utilizzate per proteggere cuore e arterie non agiscono su un singolo fattore, ma su più elementi che contribuiscono ad aumentare il rischio cardiovascolare, senza bloccare totalmente nessun processo, ma producendo un effetto significativo proprio perché agiscono su più aspetti diversi del problema.

Rimedi vegetali contro l'ipertensione

Biancospino. Noto perché aiuta a contrastare l'ansia e piccoli problemi di insonnia, il biancospino contiene proantocianidine oligomeriche che esercitano un'azione sulla permeabilità vascolare. Spesso è considerato un antiossidante che contrasta la formazione di placche ateromarose. Riduce la frequenza del battito cardiaco aumentando l'efficienza delle singole contrazioni, perciò è indicato anche in caso di tachicardia. Inoltre aumentando il flusso nelle coronarie aumenta l'irrorazione del cuore, aumentando l'efficienza dei battiti, stabilizzandone il ritmo e riducendo le fibrillazioni senza, però, interferire con i meccanismi elettrici del cuore. Inoltre riduce l'ossidazione del colesterolo cattivo. Non ha effetti collaterali ed è sicuro se utilizzato in modo appropriato e alle dosi consigliate, ma dato che agisce su stadi specifici dell'insufficienza cardiaca deve essere combinato bene con atri farmaci che agiscono sugli stessi meccanismi. In particolare bisogna fare attenzione alla cosomministrazione con la digossina. Essendo un ansiolitico è utile, in generale, a chi soffre di disturbi cardiovascolari. E' indicato anche in caso di coronaropatie e disturbi cardiovascolari funzionali (ad esempio il cuore senile tipico degli anziani).

Aglio. Estremamente sicuro, il bulbo dell'aglio ha un ventaglio di azioni ampio come biancospino: riduce il tasso di colesterolo, l'ossidazione colesterolo e protegge le pareti vascolari. Tuttavia dopo la rottura di uno spicchio i suoi principi attivi sono molto labili; per questo andrebbe mangiato intero: in alternativa ci si può affidare agli estratti idroalcolici, alle perle di aglio in olio e a molti altri prodotti. Riduce pressione diastolica, ma solo su soggetti ipertesi. Tanto più la pressione è alta prima dell'assunzione, tanto maggiore è l'effetto dell'aglio. Da solo non è il rimedio definitivo, ma associato ad altri consente di ridurre significativamente il problema. A dosi elevate esercita un'attività anti aggregante piastrinica, quindi è meglio non assumerlo in associazione con farmaci come la warfarina. Può dare allergie ed è meglio che i bambini piccoli non la utilizzino. L'idea di introdurre aglio nell'alimentazione a scopo preventivo è una buona idea, ma per ottenere l'effetto maggiore possibile deve essere mangiato crudo. L'olio essenziale è tremendamente irritante ed è vietato sia per uso topico sia per via orale.

Valeriana. Contiene valeprotriati. E' un moderato vasodilatatore, ma la sua azione non è diretta sul cuore, ma è rilassante e ansiolitica e facilita moderatamente il sonno. Per questo è utile per i cardiopatici, nel cui caso le preoccupazioni sulla propria malattia possono peggiorare la situazione. E' una pianta molto sicura, ma bisogna fare attenzione ad associarla agli ansiolitici, non deve essere utilizzata dai bambini sani ed è sconsigliata durante gravidanza e allattamento.

Acquaretici. Sono piante che promuovono l'eliminazione di acqua, ma a differenza dei diuretici non bilanciano questo effetto con un'adeguata eliminazione di elettroliti (sodio e potassio), quindi possono peggiorare l'ipertensione o non variarla affatto. Si tratta, ad esempio, di tarassaco, mais, Betula alba, urtica, ortosiphon, Ribes nigrum e Asparagus officinalis. Potrebbero essere utili se assunti insieme a diuretici di sintesi che portano all'eliminazione di quantità troppo elevate di potassio, ma è meglio non usarli in caso di malattie cardiovascolari.

Vasodilatatori periferici. Aumentano il flusso di sangue nei capillari. Sono, ad esempio, tiglio, achillea, zenzero, peperoncino e, in parte, biancospino e menta piperita. Possono essere associati a una terapia antipertensiva, esercitano un'azione moderata, non hanno controindicazioni e non sono pericolosi.

Rimedi vegetali contro le dislipidemie e l'aterosclerosi

Riso rosso fermentato (Monascus). In realtà non si tratta d'altro che di una fonte di statine, i principi attivi di elezione per il controllo del colesterolo. Tuttavia nel caso del Monascus le statine non sono stabilizzate. Meglio, quindi, usare quelle classiche, più sicure in termini di concentrazioni e qualità.

Aglio. Quella sul colesterolo non è la sua azione principale, ma tanto più se ne assume e per più a lungo lo si fa, tanto minore è il rischio di malattie cardiovascolari, probabilmente perché aiuta a ridurre la rigidità delle pareti delle arterie. L'uso deve però essere continuativo.

Carciofo. I principi attivi racchiusi nelle sue foglie agiscono in modo simile alle statine riducendo la produzione di colesterolo da parte del fegato, ma con un'efficienza molto minore. Inoltre la presenza di cinarina (principio attivo del carciofo) nel sangue si riduce l'ossidazione del colesterolo cattivo. Questa azione ha però bisogno di dosi molto più elevate rispetto all'effetto digestivo.

Altre piante, come la soia, hanno un effetto decisamente meno importante.

Foto | @si.sol.";}}

  • shares
  • Mail