Carenze di vitamina D, un aiuto arriva anche dai probiotici

C'è un lattobacillo che riesce ad aumentarne la concentrazione nel sangue. Basta assumerlo per 9 settimane

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Sole, cibo e integratori non sono gli unici strumenti a nostra disposizione per aumentare i livelli di vitamina D nell'organismo: secondo uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism anche l'assunzione di probiotici sono un valido aiuto per evitare di avere a che fare con carenze di questa preziosa molecola. In particolare, è il Lactobacillus reuteri NCIMB 30242 ad essere utile in questo senso. Bastano, infatti, 9 settimane di assunzione di questo microrganismo per aumentare del 25,5% i livelli ematici di 25-idrossivitamina D, il miglior indicatore della presenza di vitamina D nell'organismo, in adulti con problemi di colesterolo troppo elevato.

Anche se è da tempo che si sa che il tratto gastrointestinale gioca un ruolo attivo nell'assorbimento della vitamina D, questi sono i primi risultati a dimostrare il miglioramento dello stato della vitamina D in risposta alla somministrazione per via orale di un probiotico

ha commentato Mitchell Jones, autore principale della ricerca.

I probiotici, in effetti, sono noti per la loro capacità di promuovere il benessere dell'apparato digerente. Si tratta di batteri che vivono nell'intestino senza danneggiarlo, per di più ostacolando la proliferazione dei microbi pericolosi per la salute umana.

La vitamina D, invece, è importante per la salute delle ossa. Sue carenze contribuiscono all'osteoporosi riducendo l'assorbimento del calcio. Inoltre sempre più studi si stanno concentrando sul suo ruolo protettivo contro il diabete, le malattie autoimmuni e i disturbi cardiaci. In particolare, al cune ricerche suggeriscono che Lactobacillus reuteri NCIMB 30242 aiuti a ridurre i livelli di colesterolo.

Questo studio (…) si aggiunge al quadro delle conoscenze sul microbioma [i microbi che vivono nell'intestino, ndr] e sul suo ruolo nella salute umana

ha spiegato Jones, aggiungendo che la scoperta

impronterà lo sviluppo di nuovi prodotti che potrebbero essere utili alle persone con bassi livelli di vitamina D.

Via | EurekAlert!
Foto | da Flickr di Life Mental Health

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