Omeopatia: la fine di un mito e il pericolo della disinformazione

Sulla base di ben 5 studi clinici, il prestigioso periodico internazionale "The Lancet" ha demolito la presunta efficacia clinica del metodo omeopatico.
Il governo inglese ha preso provvedimenti senza precedenti, scegliendo di negare i rimborsi per l'acquisto di rimedi omeopatici in luogo dei farmaci convenzionali.

Questo ha comprensibilmente causato aspre critiche dai sostenitori "senza se e senza ma" dell'omeopatia, che hanno accusato il governo inglese di limitare il diritto delle persone di curarsi come meglio credono.

Il diritto dell'individuo di curarsi come meglio crede è, in effetti, sacrosanto. Ma lo è altrettanto il dovere delle istituzioni di informare correttamente i cittadini e di salvaguardarne la salute: in questa ottica è impensabile, per un governo, conferire pari dignità alla farmacologia tradizionale (la cui validità è universalmente riconosciuta) e all'omeopatia (per la quale non esiste alcuno studio, su centinaia eseguiti, che ne confermi l'efficacia).

Ma, il vero problema risiede in un equivoco purtroppo consolidato: nell'accezione comune, il temine omeopatia ingloba buona parte dei rimedi alternativi alla farmacologia tradizionale, dall'erboristeria alle pratiche ayurvediche, creando un grande contenitore in cui annoverare tutti i rimedi definiti "naturali", ma che si differenziano notevolmente tra loro per i principi a cui fanno riferimento.
In realtà, molti di questi rimedi hanno poco o nulla di naturale, uscendo addirittura da fabbriche e stabilimenti tanto quanto i farmaci tradizionali.
Una differenza, tuttavia, c'è: per i rimedi alternativi non esistono controlli, non esiste sperimentazione, non esistono, in pratica, garanzie.

Un qualsiasi farmaco tradizionale, per poter essere messo in commercio, deve sottoporsi ad un lungo periodo di sperimentazione clinica, nel corso del quale se ne rilevano le potenzialità previste in laboratorio e, soprattutto, se ne verificano "sul campo" le controindicazioni.

Per un rimedio erboristico tutto questo non è obbligatorio, ma non perché non sia necessario, ma perchè il legislatore (almeno in Italia) non si è espresso sul merito.

In più, il prodotto "naturale" può essere acquistato senza una prescrizione ed utilizzato senza la supervisione di un medico.

A questo spesso si aggiunge la sensazione di molte persone che il farmaco tradizionale sia (inspiegabilmente) dannoso per la salute mentre il rimedio "naturale" sia addirittura privo di effetti indesiderati, fino ad arrivare ad alcuni casi limite in cui il paziente rifiuta misure profilattiche per se o per i proprio congiunti: pensiamo all'importanza delle vaccinazioni contro le malattie esantematiche e ai rischi derivanti dalla non vaccinazione.

La presunta limitazione della libertà individuale imposta dal governo inglese si trasforma, come abbiamo visto, in un provvedimento atto alla salvaguardia della salute dei cittadini e, soprattutto a porre fine ad una annosa carenza di legislazione specifica.

Sulla scia di quello inglese è il governo francese, che sta completando l'iter per una legge analoga, mentre quello tedesco ha annunciato di voler intraprendere un iter simile.

Quello italiano, per ora, latita.
Ma, parallelamente ad una legislazione adeguata, servirebbe un percorso serio di pubblica informazione, in modo che coloro che proprio volessero discostarsi dalla medicina tradizionale, lo possano fare consapevoli della reale situazione e dei rischi correlati a tale scelta.

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