Terapie Covid-19: sì a cortisone ed eparina, per il plasma servono più dati

Terapie Covid-19: sì a cortisone ed eparina, per il plasma servono più dati

Cortisone ed eparina sono utili come terapie contro l'infezione da Covid-19. E la terapia al plasma?

Quali sono le terapie per l’infezione da Covid-19 che possono essere utili? In questi giorni d’autunno purtroppo, come era prevedibile, i casi aumentano. Il numero di contagi cresce in Italia, così come il numero di limitazioni e restrizioni imposte a livello nazionale e a livello locale. Come del resto sta avvenendo anche nel resto d’Europa. Oltre a studiare il vaccino per limitare la diffusione del Coronavirus, gli esperti stanno anche testando possibili cure.

A fare il punto della situazione in merito alla questione trattamenti per il Coronavirus, è il direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, che ad Agorà, trasmissione di Rai 3, ha parlato delle cure che al momento sono le più promettenti e quelle che, invece, purtroppo sono state scartate. L’esperto sottolinea che lo standard di cura è cambiato rispetto ai primi mesi della pandemia. Ad esempio i farmaci per l’Aids non si possono usare, perché troppo pesanti per i pazienti affetti da Covid. Mentre la clorochina non ha dato risultati positivi.

Il cortisone rappresenta oggi uno dei cardini della terapia: uno studio inglese ha mostrato che riduce la mortalità. E l’eparina è diventato altro pilastro del trattamento.

Queste due sono le cure disponibili contro la Covid-19 più promettenti. L’esperto cita anche la terapia del plasma iperimmune, ma in questo caso servono ancora dati per capire se effettivamente funziona e in quali casi. Al momento il plasma, terapia basata sull’uso di anticorpi presenti proprio nel plasma di pazienti in convalescenza, non è uno standard di cura.

Gli Stati Uniti hanno pubblicato la scorsa settimana dei dati relativi a 4.000 pazienti trattati col plasma e hanno detto che ancora non sappiamo se funziona e in chi. Se funziona è probabile che funzioni poco e solo in alcune categorie. In Italia è finalmente stato avviato uno studio di discrete dimensioni che sta ancora reclutando i pazienti.

Lo studio è randomizzato, ottenuto con pazienti che prendono il farmaco e altri che invece non lo prendono. Sono 150 i pazienti sotto osservazione, ma si dovrebbe arrivare a 500 o 1.000, secondo l’esperto, per capire se funziona o meno.

Abbiamo farmaci specifici, gli anticorpi monoclonali, che sono stati clonati da diverse industrie, tra cui anche un gruppo italiano di alto livello, e sono in fase avanzata di sviluppo. Potrebbero diventare presto un’opzione. E per presto intendo i primi mesi dell’anno prossimo o il primo semestre. C’è ottimismo, ma serve anche cautela.

Magrini ricorda anche lo studio dedicato al Remdesivir, che è stata la prima terapia approvata in Europa per i casi gravi.

Il nuovo studio reso noto venerdì, ma non ancora pubblicato in rivista, come vogliamo che sia per vedere i dati, riduce le aspettative sulla riduzione della mortalità. Può essere un farmaco potenzialmente aggiuntivo ma vogliamo vedere cosa fa in aggiunta al cortisone. Servono ulteriori studi probabilmente.

Foto di Alfonso Cerezo da Pixabay

Via | Ansa

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