Ebola in Congo, l’epidemia si allarga. Rischi bassi per l’UE

Ebola in Congo, l’epidemia si allarga. Rischi bassi per l’UE

L'epidemia di ebola in Congo si allarga, anche a causa della situazione in cui versa il paese. Bassi i rischi in Europa.

Non accenna a migliorare l’epidemia di ebola che è tornata a dilagare in Congo. Anzi, continua la sua espansione: il bollettino medico del Ministero della Salute locale, infatti, rende noto che siamo arrivati a 177 casi accertati e ben 113 morti. Per i sanitari è anche molto difficile raggiungere i pazienti per portare cure e il vaccino che, in occasione dell’ultima epidemia di questa estate, era stato fondamentale per arginare il virus.

Secondo quanto affermato dalla nota emanata dal ministero 5 nuovi casi sono stati segnalati nella regione di Beni, dove la situazione non è facile:

Nell’area gli attacchi dai gruppi ribelli e la sfiducia locale nella campagna di risposta hanno fortemente compromesso i trattamenti e i programmi di vaccinazione. La città di Beni è diventata il nuovo centro cruciale per l’epidemia, con la più alta percentuale di casi riportati nelle settimane recenti dopo la resistenza mostrata da alcune comunità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità si è detta molto preoccupata per una possibile espansione del virus in paesi come Uganda, Rwanda, Sud Sudan e Burundi. Fuori dall’Africa non dovrebbero esseri problemi e allarmi. Il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie e l’OMS, infatti, ha definito basso il rischio che il virus dell’ebola esca dai confini del continente nero. Ma rimanere alto il rischio di una diffusione regionale, che renderebbe l’epidemia ancora più preoccupante e allarmante.

Pochissimi giorni fa anche Save the Children, che opera in quella zona, si è detta preoccupata dei nuovi casi nella zona di Tchomia, nella provincia di Ituri, vicino al confine con l’Uganda. L’associazione sta lavorando insieme al governo della Repubblica Democratica del Congo, alle agenzie delle Nazioni Unite, alle organizzazioni umanitarie internazionali e ai servizi sanitari locali anche per sensibilizzare le comunità locali sulla malattia.

Foto iStock

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