Febbre emorragica Crimea-Congo: sintomi, trasmissione e cura

Febbre emorragica Crimea-Congo: sintomi, trasmissione e cura

Come si trasmette la febbre Congo-Crimea e con quali sintomi si manifesta questa grave e pericolosa febbre virale emorragica.

La febbre Congo-Crimea è una febbre virale emorragica provocata da un virus del genere Nairovirus che si trasmette per lo più attraverso la puntura di zecche infette. La trasmissione può essere provocata anche dal contatto diretto con tessuti, sangue o altri fluidi corporei provenienti da animali o uomini infetti. Più a rischio sono quindi gli operatori del settore zootecnico: allevatori, macellatori, veterinari.

Quali sono i sintomi? Dopo la puntura di solito c’è un tempo di incubazione che può variare da 1 a 10 giorni, mentre dopo il contatto con il sangue o i tessuti infetti i sintomi si manifestano prima, nel giro massimo di una settimana. Possono presentarsi febbre, forti mal di testa, rigidità muscolare, brividi, irritabilità, vertigini, dolori al collo, dolori articolari, dolori lombari e mancanza di appetito. Occasionalmente possono manifestarsi anche nausea, dolori addominali, diarrea e fegato ingrossato.

Successivamente possono comparire stanchezza, depressione, sonnolenza, arrossamenti al viso e al petto, congiuntiviti, esantemi emorragici sul palato molle e sulla faringe. Seguono poi
emorragie dalle gengive, dal naso, dai polmoni, dall’utero e dall’intestino, ematemesi, ematuria, grandi ematomi ed ecchimosi, soprattutto nelle fosse antecubitali, sulle braccia, sotto le ascelle e all’inguine. Nei casi gravi, dopo il quinto giorno, il paziente può manifestare insufficienza epatorenale e polmonare.

La morte sopraggiunge nel 30 percento dei casi e purtroppo non c’è una terapia specifica. La somministrazione intravenosa di un antivirale (ribavirina) per circa 10 giorni può ridurre il rischio di decesso se assunta entro i primi 6 giorni dal morso della zecca. E non è tutto, perché non esiste un vaccino sicuro ed efficace contro la febbre Congo-Crimea, anche se un vaccino inattivato è stato utilizzato in passato nell’Europa orientale e nei Paesi dell’ex Unione Sovietica.

Via | ISS

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