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Gli ovuli umani sono brevettabili, lo stabilisce la Corte di Giustizia europea

Gli ovuli umani sono brevettabili, lo stabilisce la Corte di Giustizia europea

Ma c'è un "però": non devono potersi sviluppare in un essere umano. Ecco la spiegazione

Gli ovuli umani sono brevettabili oppure no? Secondo una sentenza emessa oggi dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, finché un ovulo non è in grado di svilupparsi in un essere umano la risposta è sì. La Corte conferma così l’opinione dell’avvocato generale Pedro Cruz Villalón, risalente allo scorso 17 luglio, secondo cui

quando bisogna valutare se un ovulo non fertilizzato debba essere considerato come un embrione umano il criterio decisivo da prendere in considerazione è se ha una capacità intrinseca di svilupparsi in un essere umano.

A portare la questione nelle aule dei tribunali europei è stata l’International Stem Cell Corporation (ISCO), azienda biotecnologica di Carlsbad (Stati Uniti), che ha citato l’Ufficio britannico dei brevetti presso l’Alta Corte di Giustizia del Regno Unito per chiedere che la nozione di “embrione umano” come interpretata in una sentenza del 18 ottobre 2011 (la sentenza Brüstle) si limitasse agli organismi il cui scopo è avviare un processo di sviluppo che porta a un essere umano. In questo modo i processi di produzione che prevedono l’uso di ovuli umani indotti a svilupparsi attraverso un processo noto come partenogenesi – che non richiede la fecondazione dell’ovulo da parte di uno spermatozoo – sarebbero brevettabili.

In effetti la sentenza Brüstle comprendeva nel concetto di “embrione umano” anche gli ovuli umani non fecondati indotti a svilupparsi attraverso un processo noto come partenogenesi, che, appunto, non richiede l’unione dell’ovulo con uno spermatozoo.

In realtà alla luce delle attuali conoscenze scientifiche non è possibile che organismi di questo tipo si sviluppino in un essere umano. Secondo la Corte di giustizia dell’Unione europea

per poter essere qualificato come “embrione umano”, un ovulo umano non fecondato deve necessariamente avere la capacità intrinseca di svilupparsi in essere umano. Di conseguenza, il solo fatto che un ovulo umano attivato per partenogenesi inizi un processo di sviluppo non è sufficiente per considerarlo un “embrione umano”.

Per contro

prosegue la Corte in un comunicato stampa

nell’ipotesi in cui un ovulo siffatto avesse la capacità intrinseca di svilupparsi in essere umano, esso dovrebbe essere trattato allo stesso modo di un ovulo umano fecondato, in tutte le fasi del suo sviluppo.

In altre parole, la Corte ha stabilito che

un organismo non in grado di svilupparsi in essere umano non costituisce un embrione umano ai sensi della direttiva sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche.

Pertanto, le utilizzazioni di un organismo del genere a fini industriali o commerciali possono
essere, in linea di principio, oggetto di brevetto.

Proprio per questo la risposta è sì, un ovulo umano è, “in linea di principio”, brevettabile.

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Via | Curia

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