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Encefalite virale a Parma: i sintomi, la terapia e le conseguenze dell’infezione

Encefalite virale a Parma: i sintomi, la terapia e le conseguenze dell’infezione

Il sindaco di Montechiarugolo e le autorità sanitarie hanno deciso di chiudere un asilo a causa di 3 casi, ma rassicurano: si tratta di una forma virale paragonabile all'influenza

Encefalite virale: è questa la diagnosi che ha portato sindaco di Montechiarugolo, in provincia di Parma, e le autorità sanitarie locali a decidere per la chiusura della scuola materna “Micheli” della frazione Monticelli per l’intera settimana. Una “decisione assunta in via precauzionale”, precisa il sindaco, Luigi Buriola.

Infatti nel fine settimana sono stati riscontrati 3 casi di infezione in classi diverse, ma fortunatamente si tratta di una forma virale della malattia guaribile in circa dieci giorni; un’infiammazione del cervello che portando a gonfiore aumenta la pressione sul tessuto nervoso, ma non ha gravi conseguenze. Tuttavia, le autorità hanno optato per la chiusura della struttura per evitare la diffusione del virus.

I piccoli colpiti sono stati ricoverati all’Ospedale dei Bambini per seguire la terapia prevista. A rassicurare sulle loro condizioni è il direttore del Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria parmense, Gian Luigi de’ Angelis, che ha spiegato che “i bambini stanno bene e il decorso clinico procede senza criticità”.

Encefalite virale, di cosa si tratta?

“L’encefalite virale”, ha spiegato Marella Zatelli direttore del servizio igiene e sanità pubblica del distretto Sud-Est “è la forma più comune di questa patologia”. Come ha sottolineato de’ Angelis, in questo caso le sue caratteristiche sono le stesse di un’epidemia influenzale. Più in generale, i sintomi dell’encefalite includono febbre e un intenso mal di testa, cui si possono aggiungere confusione, nausea e vomito, convulsioni e problemi sensoriali o nei movimenti.

Nei bambini più piccoli l’infezione può essere riconosciuta anche dal gonfiore della fontanella, dal pianto inconsolabile, dalla rigidità, dal scarso appetito e dall’irritabilità. In tutti i casi in cui si sospetta che tutto ciò possa essere scatenato da un’encefalite è fondamentale rivolgersi a un medico.

Nella maggior parte dei casi quando l’encefalite non è grave chi ne è colpito guarisce in poche settimane senza portare con sé conseguenze a lungo termine. Un’infiammazione grave può invece portare a danni permanenti, come problemi di memoria o affaticamento, debolezza e perdita delle capacità di coordinazione, problemi alla vista, all’udito e nel parlare, cambiamenti di personalità e paralisi. Tutto dipende da un insieme di fattori, tra cui sono inclusi l’età e il microbo che ha scatenato l’infezione, che può essere ad esempio causata dall’Herpes simplex, dal virus di Epstein-Barr, dal poliovirus, da virus trasmessi dal morso di insetti (come il West Nile), di zecche o di animali (come il virus della rabbia). In altri casi l’encefalite è secondaria a un’altra malattia, ad esempio al morbillo, alla rosolia o agli orecchioni.

Nei casi più lievi – gli stessi che, come nei casi di Parma, possono essere scambiati per un’influenza – la terapia prevede riposo a letto, idratazione abbondante e assunzione di antinfiammatori per tenere a bada mal di testa e febbre. In alcuni casi i medici potrebbero ritenere opportuno un trattamento a base di antivirali. Questa soluzione non è però adatta contro tutti i virus; saranno gli esperti a valutare se è il caso di utilizzarla

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Via | Ansa; parmadaily; Il Mattino di Parma; Mayo Clinic

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