Obiezione di coscienza obbligatoria al Campus Bio-Medico di Roma: un macchinoso dribbling della Legge 194

Obiezione di coscienza obbligatoria al Campus Bio-Medico di Roma: un macchinoso dribbling della Legge 194

Sta facendo discutere la cosiddetta Carta delle Finalità del Campus Bio-Medico di Roma, dove viene espressamente richiesto di avvalersi del diritto di obiezione di coscienza

“Le brave persone non hanno bisogno di leggi che dicano loro di agire responsabilmente” diceva il buon Platone. Ma quando una legge c’è, va da sé che il suo rispetto diventa sacrosanto. Sia per una questione civile, sia per una squisita opera di amore nei confronti non dei codici, ma delle battaglie che li hanno costruiti pezzo dopo pezzo nel tempo.

Ma che succede quando si cerca di aggirare la legge, giocandosi la carta dei diritti? Accade che la cosa non passa inosservata, come è capitato con la controversa Carta delle Finalità delle scuole di specializzazione del Campus Bio-Medico di Roma, un documento dove si dichiara espressamente che:

[quote layout=”big” cite=”Carta delle Finalità – Campus Bio-Medico Roma]Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’Università considerano l’aborto procurato e la cosiddetta eutanasia come crimini in base alla legge naturale; per tale motivo si avvarranno del diritto di obiezione di coscienza previsto dall’art. 9 della legge 22 maggio n. 194. Si ritiene inoltre inaccettabile l’uso della diagnostica prenatale con fini di interruzione della gravidanza e ogni pratica, ricerca o sperimentazione che implichi la produzione, manipolazione o distruzione di embrioni[/quote]

In poche parole si richiede, senza mezzi termini, al fine di poter accedere ai corsi specializzanti di questo Ateneo non statale, di avvalersi in maniera coatta e non libera del “diritto” di obiezione di coscienza. La Legge 194, che nel 1978 depenalizzò l’aborto e ne disciplinò le modalità di accesso, lo ha sempre previsto, ma questa puntualizzazione del legislatore ha spesso messo in forse proprio l’attuazione della legge stessa.

La scelta del Campus Bio-Medico di richiedere indistintamente a docenti, studenti e frequentatori dell’Università di sposare la linea dell’obiezione di coscienza, rendendo incompatibile l’accesso alla struttura per tutti i soggetti non contrari all’aborto, è un machiavellico artificio per far valere delle opinioni a senso unico sulla disciplina giuridica. Tout court.

L’obiezione di coscienza, tanto per capire, è la possibilità, legalmente riconosciuta, di non ottemperare ad un dovere, qualora questo andasse contro alle proprie convinzioni etiche, morali o religiose. Capiamo bene come tale opzione sia di carattere individuale per sua propria natura e strettamente legata al soggetto. Ecco perché renderla obbligatoria e collegiale, come ha fatto l’Ateneo romano, è una nota che suona stonata.

Molte associazioni mediche non hanno taciuto la propria avversione a questa forzatura. E non solo per questioni di rispetto della legge, degli individui e delle loro scelte, ma anche e soprattutto perché il Campus, bollando come “crimine” l’interruzione della gravidanza, la contraccezione e la manipolazione degli embrioni (quindi anche la fecondazione in vitro), fornisce di fatto un percorso di studi non completo.

In pratica enti quali l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, l’Associazione medici italiani contraccezione e aborto (Amica) e l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar), hanno voluto mettere i puntini sulle i in modo preciso e puntuale. Per la serie “tu, Campus Bio-Medico, non solo consideri l’obiezione di coscienza un obbligo morale e materiale, ma ometti anche dai tuoi piani di studi materie e argomenti che sono invece fondamentali per una corretta formazione del personale medico”.

La cosa particolare è che questa Università, che appare ufficialmente come laica (il suo motto è “La Scienza per l’uomo”), ha in realtà un’anima filo-cristiana, dovuta al suo legame con l’Opus Dei. Il tutto si evince, ancora una volta, dalla famosa Carta delle Finalità, concedeteci, dal lessico un pelino medievale. L’art. 11 infatti recita che i frequentatori dell’Ateneo, qualsiasi sia la loro veste:

[quote layout=”big” cite=”Carta delle Finalità – Campus Bio-Medico Roma]Riconoscono che la procreazione umana dipende da leggi iscritte dal Creatore nell’essere stesso dell’uomo e della donna ed è sempre degna della più alta considerazione. I criteri morali che devono guidare l’atto medico in questo campo si deducono dalla dignità della persona, dal significato e dalle finalità della sessualità umana. Tutti considerano, pertanto, inaccettabili interventi quali la sterilizzazione diretta e la fecondazione artificiale[/quote]

L’obiezione di coscienza, diritto sancito dall’art.9 della Legge 194, non può trasformarsi in un imperativo. Non può rientrare, come in quei collegi femminili conservatori, nel regolamento delle buone maniere e del decoro, al pari di indossare una divisa che abbia un orlo di gonna di almeno quattro dita sotto il ginocchio.

Da quando la 194 esiste, i casi di mancata applicazione della legge sono diventati cronaca, anche nera. C’è chi, per rispetto di quel sacrosanto diritto di obiezione di coscienza, ha dimenticato che quest’ultimo si perde se la donna, ad esempio, è in pericolo di vita a causa di complicanze legate alla gravidanza.

Il legislatore si era premunito di garantire dei diritti, ma anche di toglierli difronte al dovere di un medico di prestare soccorso ad una donna gravida con, per dire, una crisi emorragica in atto, dando la precedenza alla sua sicurezza. Eppure, la storia qui è piena di casi emblematici, non sempre si è tenuto conto di questo aspetto.

La scelta delle associazioni mediche contrarie ai diktat del Campus Bio-Medico di Roma è stata perciò quella di chiedere al Ministero della Salute la revoca dell’accreditamento della struttura, impedendo nuove iscrizioni fino a quando la Carta delle Finalità (e il modus operandi dell’Istituto) non risulterà conforme ai principi di laicità e completezza dell’insegnamento medico e scientifico.

Il polo universitario sotto attacco per il momento tace e si chiude nella sua struttura di Trigoria. Zona Decima-Malafede. E no, non cederemo al fascino del commento satirico sull’ubicazione geografica, ma voi, se volete, fate pure.

Foto | iStock

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