Autostima, elogi ai figli? Si, ma con misura

Autostima, elogi ai figli? Si, ma con misura

Gli elogi ai figli fanno bene o fanno male? Ecco il parere degli esperti

“Coltivare” l’autostima dei nostri figli è importante, ma come sempre, serve la “misura” anche in questo. A lanciare l’allarme sarebbe stato il professor Alfie Kohn, secondo cui, lodando i figli quando compiono delle azioni appunto “lodevoli” si rischierebbe di renderli dipendenti da tali apprezzamenti, o addirittura li si porterebbe a credere erroneamente di essere amati solo quando compiono delle azioni positive. Per quetsa ragione, lo studioso sosterrebbe che le lodi vanno elargite con parsimonia, sia a casa che a scuola

Non sembra essere del suo stesso avviso però Kenneth Barish, psicologo infantile e professore presso la Cornell University, secondo cui al contrario, la lode (se non accompagnata da elargizioni materiali, come il denaro o dei regali) non può che far bene al bambino, che grazie ad un semplice sorriso di approvazione potrebbe sentirsi incoraggiato a far sempre meglio.

 

“È più come un nutriente essenziale. – avrebbe infatti spiegato lo studioso –  Non è certo l’unico o il più essenziale, ma ne abbiamo bisogno tutti, e in particolare i bambini: hanno bisogno di sapere che siamo orgogliosi di loro. E questa certezza è un prezioso sostegno emotivo”. Ma come comportarsi quindi?

 

Gli esperti non hanno dubbi: la cosa più importante non è elogiare il risultato finale, bensì l’impegno che il bambino mette nel suo raggiungimento, poiché pare proprio che sia questa, secondo la psicologa Laura Markham, “l’attenzione di cui il vostro bambino ha bisogno”.

 

Insomma, a conti fatti, per garantire (o perlomeno tentare di garantire) una maggiore autostima ai vostri figli, non bisognerà elogiarli a sproposito, poichè proprio i troppi elogi potrebbero portare i piccoli a non saper affrontare le future ed inevitabili delusioni, ed i normali fallimenti che ognuno di noi attraversa durante la propria vita.

 

“L’importante è essere rassicuranti, – spiega infine il neuropsichiatra infantile Giorgio Rossi – dare cure continue ed essere disponibili sul piano affettivo, in modo da offrire il sostegno di cui hanno bisogno”.

 

Voi cosa ne pensate? 

 

via | Corriere

Foto | da Pinterest di Strukova Oksana

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