Anestesia totale: i rischi, quando si fa e quando ci si sveglia

Anestesia totale: i rischi, quando si fa e quando ci si sveglia

Alcuni interventi chirurgici, anche di routine, prevedono l'anestesia totale. Vediamo in cosa consiste e gli eventuali rischi

Una delle grandi “paure”, quando ci si deve sottoporre ad un intervento chirurgico, è l’anestesia totale. L’istintivo terrore di non risvegliarsi più dal quel sonno farmacologicamente indotto o, al contrario, di risvegliarsi anzitempo nel bel mezzo dell’operazione.

Eppure si tratta di eventualità alquanto rare, per fortuna! Ciononostante, potendo scegliere, preferiamo l’anestesia locale, perché almeno consente di mantenerci vigili anche durante l’intervento. Ma quali sono i reali rischi di un’anestesia generale, e quali le conseguenze che lascia sul nostro fisico? Vediamo di approfondire.

Intanto, bisogna capire quali tipi di operazioni chirurgiche, anche di routine, non possono essere eseguite se non con anestesia generale. Sono quelli in cui il paziente deve restare in condizione di immobilità totale, con le funzioni vitali al minimo, soprattutto quella cardio-respiratoria. Inoltre, il sonno anestetico consente a chi sia “sotto i ferri”, di non percepire alcun dolore e di non ricordare nulla dell’operazione. Con dosi inferiori di anestetico, o solo a livello locale, certi interventi che prevedano incisioni in organi interni non potrebbero essere eseguite.

Come si procede per un’anestesia generale? E’ il medico anestesista e i suoi infermieri che si occupano della cosa, stabilendo le dosi e le modalità di somministrazione in base alle condizioni fisiche, all’età, al peso e alla cartella clinica del paziente, tenendo conto, naturalmente, di eventuali allergie o sensibilità particolari. In condizioni normali, quindi non di urgenza, il paziente si deve astenere dal cibo solido e liquido per diverse ore prima di entrare in sala operatoria, fino ad 8. Una volta rrivato il momento dell’operazione, l’anestesista inietterà per via endovenosa (dalle mani o dal braccio) il farmaco adatto e successivamente somministrerà anche un sedativo per via orale che faciliterà l’addormentamento.

Per quanto riguarda i bambini, che temoni gli aghi, i medici prferiscono sedarli facendo loro inalare l’anestetico sotto forma di gas. Una volta che il paziente si sia addormentato, l’anestesista inserirà in gola un tubo collegato ad un respiratore, in modo da garantire questa funzione, e monitorerà tutte le altre funzioni vitali fino ad operazione conclusa. In genere le tempistiche prevedono che la dose di farmaco sia tale da permettere un risveglio veloce dopo l’operazione, e quando il paziente riprende a respirare autonomamente, viene liberato dal tubo per la respirazione artificiale. Al momento del risveglio, il farmaco è ancora nel sangue e deve essere smaltito, cosa che può provocare alcuni effetti collaterali tra cui:

  • Nausea
  • Vomito
  • Secchezza delle fauci
  • Dolore alla gola
  • Sonnolenza prolungata

Ci sono rischi? La risposta è sì, come tutto ciò che è legato ai farmaci. A seconda delle condizioni pregresse del paziente, l’anestesia può complicare il quandro clinico, ad esempio in caso di insufficienza renale o patologie epatiche, cardiopatie e malattie ai polmoni con insufficienza respiratoria. Naturalmente il rischio più grosso è legato ad una allergia al farmaco anestetico, per questo è importante che il team medico sia informato su tutte le intolleranze (anche alimentari) del paziente, eventuali reazioni precedenti a qualche medicinale o l’uso concomitante di altri farmaci. In questo modo ci si può sottoporre all’intervento con tranquillità, sapendo di essere in buone mani.

 

 

Foto| Getty Images

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