Al via la Settimana Mondiale della Tiroide: le regole della prevenzione

Colpiscono soprattutto le donne, ma non solo. E nella maggior parte dei casi si possono trattare con relativa facilità. Ecco i numeri dei disturbi tiroidei e come prevenirli in modo corretto

settimana mondiale della tiroide

Parte oggi, sabato 18 maggio, la Settimana Mondiale della Tiroide. Scopo dell'iniziativa è sensibilizzare sia il mondo scientifico, sia l'opinione pubblica sui problemi associati alle malattie della tiroide, in continua crescita. Al centro dell'attenzione sarà messa l'importanza della iodoprofilassi, cioè dell'uso di sale contenente iodio, nella prevenzione di questi disturbi.

Lo iodio, infatti, è indispensabile per la produzione degli ormoni sintetizzati dalla tiroide (la tiroxina e la triiodotironina), importanti per il controllo del metabolismo (sia di quello basale, sia di quello di grassi, zuccheri e ossa), per la salute dell'apparato cardiovascolare e per lo sviluppo nervoso e scheletrico sia nel feto che nel bambino. Sue carenze possono dare luogo a diversi distrubi, in particolare al cosiddetto gozzo, una condizione in cui il volume della tioride aumenta a causa del tentativo della ghiandola di produrre una maggiore quantità di ormoni.

L'apporto alimentare di questo elemento non è, però, l'unica possibile causa di disturbi alla tiroide. Nelle zone del mondo in cui la quantità di iodio assunta con la dieta è adeguata a giocare un ruolo fondamentale sono le reazioni autoimmuni, che possono scatenare sia un ipotiroidismo (la tiroidite di Hashimoto, che colpisce dall'8 al 10 % della popolazione generale e che oltre i 75 anni può colpire 1 donna su 5), sia un ipertiroidismo (il morbo di Basedow, che colpisce il 2-3% della popolazione generale e, nelle sue forme. più lievi il 5-6%, soprattutto nelle fasce di età più avanzate).

L'eventuale presenza di noduli può essere identificata facilmente con una semplice ecografia. I timori nei confronti della loro presenza o di quella di altri disturbi non devono essere d'ostacolo alla diagnosi, soprattutto perché solo nell'1% circa dei casi i noduli si sviluppano in tumori maligni xhe, per di più, nella maggior parte dei casi possono essere trattati efficacemente. Allo stesso modo, una volta diagnosticati sia l’ipertiroidismo che l’ipotiroidismo possono essere curati con relativa facilità.

Largo, quindi, sia alla iodoprofilassi che alla diagnosi precoce, ricordando senpre che le malattie delle tiroide sono frequenti e che anche se a soffrirne di più sono le donne, non ne sono esenti nemmeno gli uomini e le fasce d'età più giovani.

Via | Comunicato stampa

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