Clamidia in gravidanza: sintomi, rischi e terapia

Clamidia in gravidanza

L'infezione da Chlamydia trachomatis, più comunemente chiamata clamidia, può colpire e compromettere la gravidanza. Si possono, infatti, verificare eventi dannosi come ritardo della crescita intrauterina, parto pretermine, rottura prematura delle membrane ed endometrite postparto. L'infezione va trattata il prima possibile, per evitare che il piccolo nasca con un peso basso o, peggio, che si verifichi morte neonatale.

La clamidia in gravidanza deve essere trattata il prima possibile, non appena si verificano i primi sintomi, anche perchè durante il parto si può facilmente trasmettere al piccolo, con conseguente congiuntivite, infezione delle vie aeree o polmonite.

L'infezione genitale non complicata da clamidia in gravidanza deve essere tempestiva: di solito la cura prevede l'assunzione di antibiotici come l'amoxicillina, uno dei pochi che si possono prendere in gravidanza, per sette giorni, oppure di azitromicina, un altro antibiotico sicuro in gravidanza (ad eccezione che in Gran Bretagna dove l'utilizzo non è previsto).

Il test deve essere ripetuto a distanza di almeno tre settimane dall'inizio della terapia, per capire se l'infezione è ancora in corso o meno: di solito se presa per tempo l'infezione dura una settimana, massimo 10 giorni.

Ma quali sono i sintomi della clamidia in gravidanza? Molto spesso, purtroppo, l'infezione è asintomatica, ma il più delle volte si manifesta con irritazione vaginale, perdite vaginali, dolore al basso ventre, bruciore durante la minzione.

Se siete in dolce attesa e notate la comparsa di questi sintomi, rivolgetevi immediatamente al vostro ginecologo: prima viene curata la clamidia in gravidanza è meglio è per la salute della mamma e del feto.

Via | Saperidoc

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