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Giornata mondiale contro l’Aids: l’importanza della prevenzione e le nuove terapie contro l’Hiv

Giornata mondiale contro l’Aids: l’importanza della prevenzione e le nuove terapie contro l’Hiv

L'età media dei pazienti aumenta e il rischio di inefficacia delle terapie lo fa di pari passo. Per questo bisogna ancora agire su più fronti

Oggi, 1 dicembre, è la Giornata mondiale contro l’Aids. Un evento, ha spiegato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che rappresenta un momento di riflessione sull’epidemia della malattia associata alle infezioni da Hiv, il virus dell’immunodeficienza umana, ma anche un’occasione per sensibilizzare sui metodi di prevenzione della trasmissione del virus.

Nei confronti di questo virus non bisogna abbassare la guardia perché anche se è vero che grazie alle terapie antiretrovirali di Aids si muore meno, i dati ci indicano però che sono aumentati i casi di persone che arrivano allo stadio di Aids conclamato e fanno ricorso ai test diagnostici quando manifestano già i sintomi della malattia

ha sottolineato il Ministro.

A confermare l’urgenza della situazione sono i dati del Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha stimato che nel 2012 nella sola Italia il numero di pazienti con Hiv/Aids fosse pari a circa 150 mila e svelandone una nuova caratteristica: l’aumento dell’età media. Se, infatti, nel 1985 l’età media alla diagnosi era di 25 anni, nel 2012 era 37. Non solo, lo scorso anno la percentuale di pazienti over 50 si è rivelata superiore al 17%.

Questo nuovo quadro ha conseguenze anche sulle modalità di gestione del paziente, che, come spiega Massimo Andreoni della Divisione di Malattie Infettive del Policlinico “Tor Vergata” di Roma e presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), deve tenere conto anche della possibilità di dover affrontare contemporaneamente l’infezione da Hiv e altre patologie che compaiono con l’avanzare dell’età.

Dobbiamo quindi considerare con attenzione le opzioni terapeutiche per limitare le interazioni fra farmaci e aumentare la loro adesione alla terapia, semplificando il carico di pillole

sottolinea l’esperto.

In effetti, la necessità di assumere più farmaci contemporaneamente aumenta la probabilità che se ne salti qualcuno, mettendo così a rischio l’efficacia della terapia. Non a caso fra questi pazienti si registrano più casi di ospedalizzazione e di mortalità. La ricerca farmaceutica ha però permesso di sviluppare delle soluzioni più adatte alle esigenze di pazienti di questo tipo.

Accanto alle terapie antiretrovirali “classiche” oggi sono infatti disponibili anche i cosiddetti STR (single tablet regimen): una singola pillola, da assumere una sola volta al giorno, che rende più facile la gestione della terapia, aumentando la corretta adesione al trattamento e rendendolo così più efficace.

Fra le numerose opzioni terapeutiche per l’HIV, gli STR sono quelli che hanno maggiori probabilità di favorire la compliance dei pazienti e quindi aumentare le possibilità di successo della terapia

spiega Andreoni.

Questo è un aspetto essenziale soprattutto se si considera che queste terapie devono essere assunte per tutta la vita.

Attualmente il mercato offre un’ampia gamma di STR innovativi che rispondono alle differenti esigenze dei pazienti. Purtroppo, però, spesso il processo di inserimento di questi (come di altri) farmaci nei prontuari ospedalieri regionali è lungo e tortuoso.

A tal proposito Rosaria Iardino, presidente onorario dell’associazione Nps (Network delle Persone Sieropositive), ha sottolineato che la capacità dell’Hiv di mutare continuamente lo rende già di per sé un virus difficile da combattere e che proprio per questo

è importante che non compromettiamo i risultati che abbiamo ottenuto in termini di controllo globale della malattia creando una situazione che porta a una terapia sub-ottimale.

Dobbiamo fare in modo che gli ultimi progressi in ambito terapeutico siano resi disponibili in tempi rapidi per continuare a rispondere ai diversi bisogni delle persone che convivono con l’HIV.

Nel 2010 il Ministero ha emanato specifiche linee guida per la terapia, arrivate oggi già al loro quarto aggiornamento. Purtroppo, però, tra il 2006 e il 2012 sono aumentati i casi in cui si arriva allo stadio di Aids conclamata senza nemmeno sapere di essere sieropositivi. Basti pensare che nel 2012 circa 2 test su 3 sono stati effettuati per verificare la causa dei sintomi dell’Hiv. Per questo appare ancora oggi molto importante agire ancora sulla prevenzione. In particolare, secondo il Ministero è ancora importante rafforzare la percezione del rischio dell’infezione e informare sulle modalità di trasmissione del virus e sui metodi di prevenzione.

Via | Comunicato stampa; TMNews
Foto | da Flickr di jacilluch

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