Liberalizzazioni Monti: il decreto delude Federfarma

Liberalizzazioni Monti: il decreto delude Federfarma

Nel decreto legge per le liberalizzazioni approvato dalla Commissione Industria e Senato sono previste novità sostanziali anche nel settore Farmacie

La Commissione Industria e Senato ha approvato il decreto legge per le liberalizzazioni.

Ci sono però molte modifiche nel decreto rispetto alla versione originale, a partire dalle licenze dei taxi fino alle farmacie (Foto Infophoto).

Per quanto riguarda le farmacie, sale da 3.000 a 3.300 il tetto di abitanti necessari per l’apertura di un nuovo punto vendita, con la possibilità di aprirne un altro se la popolazione eccedente supera il 50% del parametro.

Il valore verrà, però, aggiornato ogni due anni sulla base dei dati Istat sulla popolazione residente. 

La misura offre la possibilità di aprire tra le 4.800 e le 5 mila nuove farmacie. Per l’assegnazione delle sedi verrà bandito, entro un anno, un concorso dove i parafarmacisti avranno un punteggio aggiuntivo nella graduatoria, una sorta di ricompensa per la cancellazione dell’articolo che permetteva loro la vendita dei medicinali di fascia C

Dal 2013 le confezioni dovranno essere contenute in scatole più piccole per evitare sprechi“anche di tipo monodose, in funzione delle patologie trattate”

Federfarma fa sapere in una nota stampa:

Ad una prima lettura, il provvedimento che sarà domani all’esame dell’Aula del Senato contiene misure destinate a scontentare il mondo delle farmacie. Siamo fortemente critici noi titolari di  farmacia così come la maggior parte dei farmacisti collaboratori di farmacia, che avranno scarsissime possibilità di vincere i concorsi. 

Con il provvedimento si è voluto accontentare qualcuno e, nel farlo, non si è pensato al sistema farmaceutico nella sua interezza né alle necessità di salute dei cittadini.

Ancora una volta la farmacia è vista come esercizio meramente commerciale invece che come importante presidio di salute pubblica del SSN.

In nome delle logiche di mercato vengono messi in discussione i turni notturni delle farmacie, dimenticando  che la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali ha creato tali problemi da indurre diverse Regioni, di vari schieramenti politici, a ricorrere alla Corte Costituzionale.

In realtà più che apportare miglioramenti al servizio reso dalle farmacie si è voluto aumentare indiscriminatamente il numero degli esercizi e inserire elementi di concorrenza in un settore che necessitava solo di una riforma seria, come avevamo chiesto.

Per esempio che senso ha rincorrere gli sconti su prezzi che sono amministrati dallo Stato? O la liberalizzazione selvaggia degli orari delle farmacie con la conseguenza che di notte diventerà più difficile trovare una farmacia aperta? 

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