La biopsia prostatica: cos'è e quando va fatta

Uomo biopsia prostata

La biopsia prostatica è un esame che viene eseguito quando si deve fare la diagnosi di tumore prostatico attraverso il prelievo di piccoli campioni di tessuto prostatico da sottoporre ad esami istologici. Questo tipo di esame viene prescritto quando si evidenziano determinati sintomi, come ad esempio dei valori elevati nel sangue dell’Antigene Prostatico Specifico (PSA), oppure una esplorazione rettale sospetta. In linea generale, la biopsia prostatica va comunque effettuata quando l’aspettativa di vita del paziente è adeguata, quando si riscontrano dei risultati anormali dall’esplorazione rettale, quando il PSA totale è maggiore di 4,0 ng/mI oppure se si incrementa significativamente nel tempo.

Inoltre tale esame va eseguito quando il PSA risulta maggiore di 10 ng/ml e quando si registra una familiarità per il carcinoma prostatico.

Detto ciò, nello specifico la biopsia prostatica consiste nell’asportazione di piccoli frammenti di ghiandola prostatica attraverso un apposito ago, guidato da una sonda ecografica introdotta nel retto.

Ma questo genere di esame sarà doloroso? Prima di effettuare il prelievo, viene sempre effettuata un'anestesia locale e secondo quanto riportato, sembra che se fatta da mani esperte, la biopsia prostatica (la cui durata varia dai 5 ai 10 minuti) non dovrebbe essere particolarmente dolorosa, dunque – contrariamente a quanto molti potrebbero temere – non si tratterebbe di un esame che dovrebbe incutere timore nei pazienti.

L’esame viene generalmente eseguito in day hospital o ambulatorialmente, e dopo un breve periodo di osservazione sarà possibile ritornare tranquillamente a casa.

Foto | Fabio Penna su Flickr

via | My-personaltrainer, Antigeneprostaticospecifico.net,

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