I falsari del pomodoro

I falsari del pomodoro

L’Italia è invasa dai pomodori cinesi: gli sbarchi ultimamente sono triplicati, registrando un balzo del 174% nel trimestre dicembre-febbraio 2010 rispetto al precedente periodo del 2009, anno in cui in Italia sono arrivati 82 milioni di chili di concentrato da spacciare come Made in Italy. Dalle navi sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso, […]

L’Italia è invasa dai pomodori cinesi: gli sbarchi ultimamente sono triplicati, registrando un balzo del 174% nel trimestre dicembre-febbraio 2010 rispetto al precedente periodo del 2009, anno in cui in Italia sono arrivati 82 milioni di chili di concentrato da spacciare come Made in Italy.

Dalle navi sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso, circa 1.000 al giorno, con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano; questo perché nei contenitori al dettaglio, precisa la Coldiretti, è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento ma non quello di coltivazione.

Gli effetti della concorrenza sleale pesano sui produttori che subiscono ingenti danni economici; basti pensare che nel settore del pomodoro da industria sono impegnati 8.000 imprenditori agricoli che coltivano su 85.000 ettari, 178 industrie di trasformazione, per un valore della produzione di oltre 2 miliardi di euro.

Se i marchi italiani vengono clonati di tutto punto, con confezioni identiche alle originali vendute in scatole da 400 e da 2.200 grammi come doppio concentrato (28%) con la scritta “100% prodotto italiano”, profondamente diverso è il contenuto. Le analisi parlano chiaro: di pomodoro vero ce n’è ben poco, la maggior parte del prodotto è costituito da scarti vegetali, quali bucce e semi di diversi ortaggi e frutti, con livelli di muffe che eccedono i limiti di legge previsti dalla legislazione italiana.

Contro i “falsari del made in Italy”, che incidono sull’economia agricola nazionale, scendono in campo la Coldiretti e il neo-ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan. Entrambi richiedono che il prodotto preparato con pomodoro italiano e i suoi derivati abbiano una denominazione differente da quello che è solo lavorato in Italia.

“Credo sia necessario –  ha dichiarato il ministro – verificare che le confezioni di pomodoro trasformato, in cui il produttore volontariamente vanta un prodotto interamente italiano, siano veritiere. Per questo darò disposizione affinché l’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari e repressione frodi e il Corpo forestale dello Stato si attivino per effettuare questo genere di controlli affinché i consumatori che scelgono di acquistare pomodori italiani possano essere certi del loro acquisto”.

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