Arriva il biologico cinese, ma c’è da fidarsi?

Arriva il biologico cinese, ma c’è da fidarsi?

Cominciano a trovarsi in Italia alimenti tra cui soia, grano saraceno, riso e altri cereali made in China e certificati biologici. La produzione biologica della Cina ha conquistato negli ultimi anni il secondo posto a livello mondiale con una superficie coltivata bio di oltre tre volte superiore a quella in Italia e nell’ultima riunione del […]

Cominciano a trovarsi in Italia alimenti tra cui soia, grano saraceno, riso e altri cereali made in China e certificati biologici.

La produzione biologica della Cina ha conquistato negli ultimi anni il secondo posto a livello mondiale con una superficie coltivata bio di oltre tre volte superiore a quella in Italia e nell’ultima riunione del Consiglio di Stato cinese è stata discussa ed approvata una mozione di indirizzo a favore di politiche sulla promozione dell’accelerazione dello sviluppo del settore biologico.

Per la Cina il settore biologico è considerato un pilastro nel campo dell’high-tech. Il governo incentiva le imprese biologiche, individuando quelle con più forti capacità d’innovazione e di competitività internazionale, per costituire la base del settore biologico nazionale.

Ma non mancano perplessità sulla qualità dei prodotti esportati. Luciano Gianazza in questo articolo si chiede “Sono veramente bio? E secondo quali standard? Qual’è lo standard bio della Cina?” E aggiunge “Le aziende cinesi ottengono le certificazioni da rappresentanti governativi cinesi e in base a quelle viene stabilito che il prodotto è biologico. Non vengono però fatti altri controlli e nemmeno la riverifica annuale.”

L’autore fa anche notare che alcune aziende italiane vendono confezioni senza alcuna indicazione della provenienza e che in USA l’invasione del biologico da parte delle multinazionali ha spinto il governo a fare delle inchieste, sulla scorta di denunce avanzate da associazioni del settore, scoprendo in prodotti dichiarati biologici un pesticida chiamato aldicarb, sostanza chimica non ammessa nemmeno nella coltivazione tradizionale.

Nessun rappresentante del governo americano – afferma Gianazza – è andato a controllare sul posto come avvenivano le coltivazioni, ma ha approvato alla cieca l’immissione sul mercato perché il governo cinese non permette a ispettori stranieri di visitare le sue fattorie.

Che dire? Teniamo alta la guardia e pretendiamo che sulle etichette sia dichiarata esattamente la provenienza del prodotto e l’azienda in cui è coltivato, altrimenti non acquistiamolo.

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