Vitamina A (retinolo)/1

Vitamina A (retinolo)/1

La vitamina A fa parte, insieme alla D, E e K, del gruppo delle vitamine liposolubili e proviene fondamentalmente da due fonti: retinolo e betacarotene. Il retinolo, che si trova nella carne, nei latticini, nelle uova, nel pesce e tende quindi a essere ben presente in una dieta basata soprattutto su cibi animali. Il betacarotene, […]

La vitamina A fa parte, insieme alla D, E e K, del gruppo delle vitamine liposolubili e proviene fondamentalmente da due fonti: retinolo e betacarotene.

Il retinolo, che si trova nella carne, nei latticini, nelle uova, nel pesce e tende quindi a essere ben presente in una dieta basata soprattutto su cibi animali. Il betacarotene, contenuto soprattutto nei vegetali, è detto provitamina A, perché ne è un precursore.

La prima indicazione circa la struttura di questa vitamina venne dall’osservazione che gli alimenti ricchi di vitamina A erano spesso gialli o arancione (burro, rosso d’uovo, carote, olio di fegato di pesce e cosi via).

Si scopri che la sostanza maggiormente responsabile di questo colore era un idrocarburo chiamato carotene e nel 1929 il biochimico britannico T. Moore dimostrò che i ratti alimentati con diete contenenti carotene accumulavano vitamina A nel fegato.

La vitamina in sé non era gialla, per cui si dedusse che, sebbene il carotene non fosse vitamina A, il fegato lo convertiva in qualcosa che era vitamina A. Lo si definì quindi “provitamina”.

L’intestino può convertire sei unità di betacarotene in un’unità di retinolo.  Entrambe le forme di vitamina vengono misurate in unità internazionali o UI. Generalmente parlando, 1,98 mcg di betacarotene equivalgono a 1 UI (unità internazionale), e 0,33 mcg di retinolo equivalgono a 1 UI.

La dose giornaliera per un adulto è di ca. 5000 unità pari a 1,5 mg. di vitamina A, oppure a 3 mg. di betacarotene. (100 gr. di olio di fegato di merluzzo contengono 6 gr. ca.).

Il betacarotene, pigmento colorato che si trova abbondante nella carota, è però convertito nel nostro organismo in vitamina A con una efficienza del 50%: ciò significa che possiede una attività vitaminica dimezzata rispetto ad una quantità uguale di vitamina A. Per questo generalmente e prudentemente si suggerisce che in parte (almeno 1/3) la vit. A sia fornita all’organismo come tale.

Le cose cambiano quando il betacarotene è corredato, come in alcuni alimenti di origine selvatica, dalla presenza di tutti gli altri carotenoidi (criptoxantina, carotenale, luteina, ecc.). Solo se presenti insieme e in ampia sinergia essi svolgono inoltre, a differenza del betacarotene isolato, una reale ed efficace funzione antiossidante e di prevenzione tumorale.

Essi esercitano anche un’azione protettiva contro l’insorgenza dell’eritema solare e, in qualche misura, riducono notevolmente il cancro cutaneo poiché spesso questa forma tumorale è legata all’effetto delle radiazioni ultraviolette dei raggi solari.

Infine la presenza costante nella dieta di caroteni previene la degenerazione maculare dell’occhio che può condurre, soprattutto nelle persone più anziane, alla cecità. [I – continua]

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