Come prevenire le frodi scientifiche – II

Come prevenire le frodi scientifiche – II

Abbiamo visto dalle statistiche riportate nel post di ieri che quello delle frodi scientifiche non è un problema da poco. Nel corso del 2006 ci sono stati, tra gli altri, due casi eclatanti: quello di Woo Suk Hwang, lo scienziato coreano che ha lasciato credere di aver scoperto il modo di produrre cellule staminali in laboratorio, […]

Abbiamo visto dalle statistiche riportate nel post di ieri che quello delle frodi scientifiche non è un problema da poco.

Nel corso del 2006 ci sono stati, tra gli altri, due casi eclatanti: quello di Woo Suk Hwang, lo scienziato coreano che ha lasciato credere di aver scoperto il modo di produrre cellule staminali in laboratorio, o del norvegese Jon Sudbo che ha falsificato in toto un lavoro che sosteneva l’associazione degli effetti dell’uso a lungo termine di farmaci antinfiammatori non-steroidei con una riduzione del rischio di cancro al cavo orale.

Per affrontare questa piaga aperta del mondo della ricerca, due studiosi, Magne Nylenna e Sigmund Simonsen, hanno proposto alla comunità scientifica, in un articolo apparso su Lancet[1], cinque punti che dovrebbero risolvere in modo globale il problema:

1) non sottovalutare il fenomeno della frode scientifica e non esitare a denunciare i casi sospetti;

2) definire nella maniera più chiara possibile cosa sia plagio e frode scientifica in maniera da poter intervenire anche con azioni legali sui soggetti che li commettano;

3) rendere accessibili a ciascun ricercatore le linee-guida oggi disponibili in merito;

4) creare un organo di controllo nazionale che vigili sulla veridicità dei dati pubblicati;

5) fare una discussione seria e completa sull’attuale sistema accademico e sul modo di attribuire i meriti (si suppone che l’enfasi posta sulla produttività e la competitività sia diventata eccessiva, tanto da spingere gli scienziati a cercare delle scorciatoie).

———————————————————
1. Nylenna M et al. Scientific misconduct: a new approach to prevention. Lancet 2006;367:1882-4.

@ Per quesiti e approfondimenti scrivi all’autore

Seguici anche sui canali social

I Video di Benessereblog