I sintomi della spina bifida e gli esami per la diagnosi


La spina bifida è una malformazione che colpisce la colonna vertebrale. È causata dalla mancata chiusura del tubo neurale durante la gestazione (può colpire già nelle prime settimane di concepimento). Nei casi più gravi, il midollo fuoriesce dalla colonna vertebrale causando lesioni irreversibili, come malformazioni cerebrali, anomalie ossee o l’idrocefalo (accumulo di liquor a livello dei ventricoli cerebrali).

Questa malformazione colpisce circa un bambino ogni mille nel mondo, mentre in Italia 5 ogni 10 mila e di solito si rende evidente al momento della nascita. Con i nuovi ecografi e l’amniocentesi, è possibile fare una diagnosi anche prenatale. I bambini con questo problema devono essere operati immediatamente per chiudere il canale meningeo. Quali possono essere le cause? Purtroppo non si ha ancora una risposta ben definita. Esiste un’ereditarietà: i genitori che hanno casi di schiena bifida in famiglia hanno un rischio maggiore del 5 percento.

Quello che però è abbastanza sicura è la terapia preventiva a base di acido folico, la vitamina B9. Le donne nella fase preconcezionale e durante i primi mesi di gravidanza devono assumere un integratore perchè dagli studi è risultata una correlazione tra questa malformazione e una carenza di questa vitamina.

Nei casi meno gravi, i pazienti possono avere comunque incontinenza urinaria e fecale, piedi torti e difficoltà di deambulazione anche gravi. Nel corso della vita, le persone con questa malformazione sono sottoposte a numerosi interventi e controlli. Il periodo più complicato è quello dell’adolescenza, perché è in questo momento della crescita che si verifica la stabilizzazione delle alterazioni scheletriche, provocate dai difetti neurologici. Molti soggetti possono anche regredire e perdere le conquiste, soprattutto motorie, fatte durante l’infanzia.

Via| Arpanet; Albanesi
Foto| Flickr

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