Mastectomia contro il cancro al seno, Sharon Osbourne ha fatto bene?

sharon osbourne

Sharon Osbourne, moglie di Ozzy, leader dei Black Sabbath, si è sottoposta a una mastectomia bilaterale, ossia all'asportazione di entrambe le mammelle, per scongiurare l'eventualità di sviluppare un cancro al seno. La notizia arriva proprio alla fine del mese della prevenzione di questo tumore, la cosiddetta campagna Nastro Rosa promossa da Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori) ed Estée Lauder Companies che ha animato le giornate di ottobre con una serie di iniziative organizzate in tutto il paese.

Una scelta di forte impatto: rinunciare a una parte del proprio corpo simbolo estremo di femminilità non è di certo un passo facile nemmeno all'età di Sharon, una donna che ha sempre posto molta attenzione al suo aspetto, tanto aver speso centinaia di migliaia di steriline in interventi di chirurgia plastica senza pentirsi di nessuno dei centesimi investiti nella cura della sua immagine. Le opinioni degli esperti sulla reale necessità di un intervento di questo tipo è, però, ancora divisa sia quando si parla, come in questo caso, di mastectomia bilaterale, sia quando ad essere oggetto di discussione è la mastectomia controlaterale, ossia l'asportazione del seno sano in pazienti che hanno sconfitto un cancro all'altra mammella.

Proprio a proposito di questo secondo tipo di intervento, uno studio pubblicato su Cancer dai ricercatori dell'MD Anderson Cancer Center di Houston (Usa) ha dimostrato che l'asportazione del seno sano è in molti casi inutile. Infatti fra le 542 donne sottoposte a questa operazione e incluse nello studio, l'80% non presentava anomalie nel tessuto asportato che indicassero il rischio di sviluppare un altro tumore al seno.

Secondo Kelly Hunt, primo autore di questo studio,

le donne spesso considerano l’eventualità di una mastectomia preventiva controlaterale non per raccomandazioni mediche, ma perché temono che il cancro ritorni.

In altre parole, troppo di frequente l'asportazione si basa sulla paura e non su un effettivo rischio di dover avere ancora a che fare con questo tipo di cancro.

In passato Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'IEO (Istituto europeo di oncologia) ed ex Ministro della Salute, ha sottolineato che

la mastectomia preventiva, cioè l'intervento chirurgico per l'eliminazione delle mammelle, se anche riduce quasi a zero il rischio di ammalarsi, è una profilassi aggressiva. Inoltre, rappresenta concettualmente un passo indietro rispetto alla filosofia della chirurgia oncologica moderna, che tende invece a conservare il più possibile. (...) Oggi, se il tumore viene individuato in fase molto iniziale la percentuale di guarigione è intorno al 98% dei casi.

Allora in quali casi l'intervento è davvero utile? Lo studio pubblicato su Cancer ha individuato tre fattori necessari per stabilire se sia il caso di procedere con una mastectomia controlaterale: caratteristiche delle cellule tumorali che ne indichino l'aggressività, la presenza del tumore in più di un quadrante del seno e l'elevata predisposizione alla malattia.

Quest'ultima è indicata soprattutto da mutazioni nel gene Brca, associate al 5% circa dei casi di cancro al seno. Anche in questo caso, però, la metà delle donne portatrici di una mutazione potrebbe non sviluppare mai il tumore. Per questo, ha sottolineato Veronesi,

l'ecografia e la mammografia annuali e la risonanza magnetica nei casi di incertezza sono capaci di trovare tumori così piccoli che possono anche essere trattati con terapie rispettose dell'integrità e della qualità della vita della donna.

Via | Cancer; Infermieri informatizzati
Foto | Getty

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