Le proprietà del bergamotto senza bergapteni

frutto bergamotto Le proprietà curative, antisettiche ed aromatiche del bergamotto sono conosciute ormai da tanti anni. Il problema essenziale nell'utilizzo di questa pianta è sempre stato però l'effetto fotosensibilizzante dei suoi principi attivi, i "bergapteni". Per fotosensibilizzante s'intende una sostanza che può dare reazioni cutanee esagerate in seguito anche a brevi esposizioni alla luce del sole, come macchie cutanee o eritemi.

L'olio di bergamotto iniziò ad essere usato in seguito ad un'osservazione fatta da un medico francese, che aveva notato una cosa curiosa: le lavoratrici impegnate nella produzione di essenze di bergamotto, avevano delle ferite da taglio sulle mani, che si riemarginavano spontaneamente e con velocità incredibile.

Da questo punto in poi, in seguito a studi più dettagliati, l'essenza di bergamotto iniziò ad essere utilizzata nella disinfezione nel campo operatorio e nella cura di ferite putride, data la sua spoccatà attività antimicrobica, contro i germi dell'epidermide.

Ma agli inizi degli anni '70 vennero a galla gli effetti avversi di questa essenza, legata alla sua azione fotosensibilizzante, e quindi il bergamotto fu messo al bando dai suoi utilizzi terapeutici.

Da qualche anno però si stanno eseguendo degli studi sull'utilizzo del bergamotto privato dei suoi componenti fondamentali, i bergapteni, ma responsabili anche della fotosensibilità.

Questa porzione di principio attivo viene tolta con una tecnica a freddo, senza snaturare gli altri elementi chimici, e pare proprio, per nostra fortuna, che i risultati siano sorprendenti. L'attività antimicrobica rimane, infatti tale e quale, e in più sembra ci possano essere degli spiragli per quanto riguarda un uso terapeutico più ampio della pianta, specie in odontoiatria.

Foto | Flickr

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