Coronavirus: grazie a un’analisi del sangue si può prevedere quanto è grave

Nei pazienti affetti da Covid-19, un’analisi del sangue può prevedere quanto sarà grave l'infezione.

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C’è un modo per capire che andamento avrà il Coronavirus nel nostro corpo? Negli ultimi mesi sono stati fatti tanti studi e ricerche per cercare di capire il più possibile il comportamento del virus Sars-Cov-2 per arginarlo nel modo e nei tempi giusti. Un nuovo studio condotto da tre diverse Università ha creato una speciale analisi del sangue che riesce a prevedere quanto è grave l’infezione, e quindi permette di curarla nel modo più giusto. In questo modo i pazienti potranno avere una cura calibrata in base alla gravità della patologia.

Lo studio in questione si chiama “Covid-Ip”, ed è stato condotto da un team di ricerca internazionale guidato da Adrian Hayday del King’s College London e del Francis Crick Institute di Londra con la partecipazione di Francesca Di Rosa dell’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Ibpm). Il lavoro è stato poi pubblicato su Nature Medicine e ci offre un nuovo strumento per cercare di contenere e arginare il Covid-19.

L’infezione da Covid-19 si può presentare in vari modi: essere asintomatica oppure sviluppare dei sintomi da patologie respiratorie che vanno dal lieve al grave, al molto grave, fino a diventare letali. Tramite un test del sangue però è possibile prevedere il decorso che avrà la malattia.

L’analisi utilizza i linfociti T, che sono cellule specializzate nella risposta immunitaria specifica e che si attivano quando subiamo attacchi dall’esterno. Le alterazioni dei linfociti T riescono a indicare la capacità del virus Sars-Cov-2 di tenere sotto scacco la risposta immunitaria. Nel Covid-19 la risposta dei linfociti T appare di sregolata.

Il test prende in considerazione i linfociti T, i linfociti B, i granulociti basofili e le cellule dendritiche plasmacitoidi. È stato notato che quando il decorso dell’infezione è molto grave si ha una severa riduzione dei granulociti basofili e delle cellule dendritiche plasmacitoidi.

Lo studio ha dimostrato che se i livelli di chemochina IP-10, interleuchina-10 e interleuchina-6 aumentano, il decorso dell’infezione sarà più grave. Per adesso la ricerca è stata fatta solo su un campione di 63 pazienti, affetti da Covid-19 e ricoverati presso gli ospedali Guy’s e St Thomas’ di Londra.

Serviranno altri test e un campione più ampio per stabilire se il risultato può essere considerato universale. È comunque un ottimo punto di partenza per conoscere il Covid-19 e offrire ai malati terapie sempre più efficaci e personalizzate.

Foto di fernando zhiminaicela da Pixabay
via | repubblica

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