Le campagne contro l’obesità e il loro effetto controproducente

Le campagne contro l’obesità e il loro effetto controproducente

Pro e contro delle campagne contro l'obesità, in alcuni casi possono avere effetti controproducenti.

Le campagne contro l’obesità sono utili o mandano messaggi contraddittori? Il confine tra quello che si vuole dire e quello che effettivamente passa non è sempre lo stesso e nel caso delle campagne contro l’obesità a volte, si tende ad avere l’effetto opposto. L’American Medical Association negli ultimi anni ha definito l’obesità una malattia, le campagne fatte negli Stati Uniti hanno ripreso questa definizione nel tentativo di sottolineare le gravi conseguenze per la salute e promuovere uno stile di vita sano e la perdita di peso.

Definire l’obesità una malattia doveva in teoria mettere in guardia le persone e fargli prendere coscienza della situazione, in realtà questo tipo di bombardamento ha sortito l’effetto opposto. La definizione di malattia ha deresponsabilizzato le persone, che per certi versi è come se si fossero arrese davanti alla diagnosi, senza provare a modificare la propria vita.

È vero che l’obesità è una malattia e che può portare a gravi conseguenze, ma è anche vero che si può porre rimedio mettendo un freno alle abitudini scorrette e iniziando a prendersi cura della propria salute. Si può iniziare a tavola, con un’alimentazione sana, aggiungendo un po’ di attività fisica e, in generale, con uno stile di vita sano e bilanciato.

L’obesità è un problema che non si può risolvere con la troppa indulgenza ma neanche instillando dei sensi di colpa che fanno perdere motivazione. L’ideale sarebbe creare delle campagna ad hoc per invitare i destinatari a volersi più bene, a prendersi cura di se e a migliorare la propria salute, senza usare quelle terribili immagini di prima o dopo, o immagini negative e colpevolizzanti. Bisogna dimagrire per se stessi e per i propri cari, aver cura del corpo con comportamenti quotidiani e costanti, senza diete da fame, digiuni e beveroni sostitutivi.

Foto | Pixabay
Via | repubblica

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