Gravidanza, cos'è la placenta previa?

Ecco quali sono i sintomi della placenta previa, quali donne rischiano di più e qual è il trattamento in presenza di tale condizione.

La placenta previa è una condizione che si verifica quando, durante la gravidanza, la placenta copre parzialmente o totalmente l'orifizio uterino interno. In base alla gravità della situazione, si parlerà di placenta previa totale, parziale o di placenta previa marginale. Generalmente tale condizione si presenta in un caso su 100/200 gravidanze, e interessa nella maggior parte dei casi donne che hanno già avuto un bambino, pazienti che hanno avuto un parto cesareo, donne che presentano anomalie dell'utero (come ad esempio i fibromi), o anche donne che hanno avuto precedenti interventi chirurgici che interessano l'utero.

Il disturbo può presentarsi nella stessa donna anche durante gravidanze diverse.

I sintomi della placenta previa si manifestano generalmente a gravidanza inoltrata, verso il settimo mese. Il principale sintomo che accompagna tale condizione è un sanguinamento vaginale intenso, non accompagnato da particolari sensazioni di dolore. Il sanguinamento varia da lieve a grave, e generalmente si arresta senza alcun trattamento, ma può ripresentarsi a distanza di alcuni giorni o settimane. Alcune donne presentano anche delle contrazioni.

La diagnosi di placenta previa dovrà essere eseguita mediante ecografia, e dopo tale diagnosi, il medico valuterà l’opzione di trattamento più adatta. I fattori che influenzeranno la scelta del trattamento saranno la quantità di sangue perso, a quale stadio della gravidanza si trova la madre, lo stato di salute della mamma e del bambino, se l’emorragia si è arrestata, la posizione della placenta e del bambino e così via.

Placenta previa, trattamento

placenta previa

Se la donna presenta un sanguinamento lieve, il medico consiglierà riposo a letto a casa. In alcuni casi potrebbe essere necessario rimanere a letto per gran parte del tempo, e assumere la posizione seduta e in piedi solo quando strettamente necessario. Il medico consiglierà di evitare rapporti sessuali ed esercizio fisico, che potrebbero complicare ulteriormente la situazione. In ogni caso, la donna dovrebbe essere in condizione di raggiungere l’ospedale tempestivamente, qualora l'emorragia dovesse riprendere o peggiorare.

Nel caso in cui l’emorragia dovesse essere più grave, il medico consiglierà il massimo riposo a letto in ospedale, sotto stretto controllo dei medici. Un grave sanguinamento può richiedere una trasfusione di sangue e l’utilizzo di farmaci per prevenire un parto prematuro.

Il medico potrebbe inoltre pianificare un taglio cesareo, non appena il bambino potrà essere in condizioni di venire al mondo in modo sicuro, (alle 36 settimane di gravidanza generalmente). Se l'emorragia non può essere arrestata o se il bambino è in difficoltà, potrebbe essere necessario un taglio cesareo di emergenza, anche nel caso in cui il bambino dovesse nascere prematuro.

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via | Msd-italia.it, Mayoclinic.org

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