Ingrassare per dimostrare che dimagrire è facile, così la tv affronta l'obesità

Lo ha fatto la celebrity dei reality britannici Katie Hopkins, ma l'opinione degli esperti è un'altra. Ecco perché il sovrappeso grave deve essere affrontato come una malattia

Ingrassare 20 chili in 3 mesi e perderne altrettanti in altrettanto tempo, tutto per dimostrare che l'obesità si può curare in modo semplice e che dimagrire è facile. L'ha fatto Katie Hopkins, celebrità d'oltremanica che a quanto pare ha fatto della sua antipatia la sua fortuna (su Facebook esiste addirittura una pagina dal nome eclatante: “I F***ing Hate Katie Hopkins”), nel format My Fat Story, in onda dallo scorso 2 gennaio sull'emittente Tlc. Alla base della sua ennesima partecipazione a un reality (per seminare la sua antipatia la Hopkins, collaboratrice di The Sun, ha infatti utilizzato in passato show come I’m a Celebrity Get Me Out of Here, The Apprentice e, ora, il Celebrity Big Brother) non sembra però plausibile che ci siano buoni propositi nell'ambito della lotta al grave sovrappeso. Le sue celebri affermazioni a dir poco lombrosiane su chi ha a che fare con l'obesità fanno piuttosto pensare che Hopkins abbia voluto ravvivare la sua notorietà sparando ancora una volta a zero sul tema.

Quello della celebrità britannica nei confronti dei “grassi” (intesi come persone in sovrappeso) sarebbe infatti un vero e proprio odio dichiarato. A quanto pare tra le sue affermazioni più celebri ci sarebbero quelle secondo cui non si può essere felici se si è grassi, o che gli obesi porteranno alla rovina il sistema sanitario, o che se fosse un datore di lavoro non assumerebbe mai una persona obesa perché gli obesi danno l'impressione di essere pigri. Insomma, teorie simili a quella secondo cui non dovremmo nemmeno stare qui a parlare di lei perché è bionda e, si sa, le bionde sono tutte stupide.

Non appoggiandoci a luoghi comuni insensati come quello che riguarda le donne dalle chiome dorate ci ritroviamo invece qui a parlarne spinti dal fatto che oltre che umanamente e medicalmente inaccettabili le libertà di espressione che si concede la Hopkins ci sembrano anche pericolose e irresponsabili. Se dimagrire quando si è obesi è così semplice come può sentirsi una persona obesa che incontra forti difficoltà a perdere peso? Siamo sicuri che esempi e parole come quelle di Katie Hopkins siano di incoraggiamento piuttosto che motivo di ulteriore avvilimento?

pregiudizi obesi

Evitando di soffermarci su quello che avrebbe dimostrato la Hopkins con la sua “fat story” (cioè che per perdere peso basta mangiare meno e muoversi di più, teoria la cui validità nei casi meno complicati è già stata ampiamente verificata prima che pensasse lei a farlo), quello che ci preme di più sottolineare è perché esternazioni di questo tipo sono medicalmente inaccettabili. Non è di certo la nostra opinione a renderle tali, ma quella dell'American Heart Association, dell'American College of Cardiology e dell'Obesity Society, che nelle loro nuove linee guida, risalenti al 2013, hanno espressamente invitato che i medici a considerare l'obesità come una malattia basandosi

sulle ultime informazioni che gli scienziati hanno raccolto sulla perdita di peso per prevenire le malattie cardiache e l'ictus.

Secondo Donna Ryan, co-presidente del comitato che ha messo a punto le linee guida,

Dire ai pazienti che devono perdere peso non basta.

Vogliamo

ha sottolineato Ryan

che gli operatori sanitari facciano proprio il problema. Così come si fanno carico del problema del controllo glicemico in un paziente diabetico, devono fare proprio il problema del controllo del peso.

Secondo le citate linee guida la strategia migliore per perdere peso è un triplo approccio basato sull'assunzione di una quantità di calorie inferiore rispetto a quella di cui l'organismo avrebbe bisogno, su un maggiore esercizio e sulla modificazione di comportamenti non salutari. Inoltre nel caso di persone gravemente obese che soffrono di uno o più problemi associati all'obesità, come diabete, apnee del sonno o pressione alta non è da escludere la possibilità di ricorrere ai bisturi.

I fattori che possono entrare in gioco nella lotta contro i chili di troppo possono essere molti, e l'esperienza insegna che non sempre la buona volontà è sufficiente ad averla vinta sull'obesità, anche perché spesso a mettere i bastoni fra le ruote sono questioni psicologiche difficili da mettere da parte in completa autonomia, senza cercare l'aiuto di un esperto. Fortunatamente, però, sono moltissimi i casi che dimostrano che l'obesità non è un nemico imbattibile. Tanto per rimanere nell'ambito dei reality a darne un esempio sono le 15 edizioni di The Biggest Loser. Rifacendoci sempre all'autorevole opinione dell'American Heart Association, noi vi consigliamo di non credere alle diete miracolose e, se pensate di essere fra coloro la cui salute è minacciata da un peso non ottimale, di rivolgervi a un dietologo o a un nutrizionista che vi aiuti a dimagrire non solo efficacemente, ma anche in modo sano e senza mettere in pericolo il vsotro benessere.

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Via | American Heart Association; Daily Mail

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