Aborto, nei consultori del Lazio niente obiezione di coscienza

Passo in avanti importante per la tutela della Legge 194 da parte della giunta della regione: un decreto legge stabilisce che anche il ginecologo obiettore dovrà garantire sia i certificati necessari all'interruzione di gravidanza, sia prescrivere i farmaci contraccettivi.

Un decreto legge della Regione Lazio rafforza ufficialmente la Legge 194 in materia di interruzioni di gravidanza: il consiglio regionale guidato da Nicola Zingaretti ha infatti emesso un ddl nel quale viene ribadita la centralità primaria delle cure alla persone e non il diritto all'obiezione di coscienza, pure previsto dalla legge 194 promulgata nel 1978, per quanto riguarda l'attività sanitaria dei consultori.

Si legge nel testo del decreto:

In merito all'esercizio dell'obiezione di coscienza tra i ginecologi, si ribadisce come questa riguardi l'attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell'interruzione volontaria di gravidanza. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel consultorio familiare non è coinvolto direttamente nell'effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare Ivg.

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Nei consultori del Lazio anche i ginecologi che si dichiarassero obiettori dovranno fornire alle donne richiedenti tutti i documenti necessari, quali certificati, e le informazioni su tutto ciò che c'è da sapere sulle strutture dove si effettuino interruzioni volontarie di gravidanza. Non sono certo tenuti ad operare chirurgicamente o a prescrivere la RU486, già protagonista di una polemica in Toscana, ma dovranno indicare gli ospedali dove sia possibile ottenere ciò che è disciplinato per legge.

Non soltanto: i ginecologi dei consultori del Lazio dovranno attenersi al decreto legge voluto da Nicola Zingaretti anche per quanto riguarda la prescrizione di contraccettivi, sia normali (pillola, spirale, etc) sia di emergenza, come la pillola del giorno dopo (che non è un abortivo) e la pillola dei cinque giorni dopo.

È un passo davvero storico per la Regione Lazio, dove circa il 90% dei medici si dichiara obiettore: ad essere al centro della tutela primaria è soprattutto la salute della donna che decida di abortire. Dopo l'approvazione della somministrazione della RU486 in day hospital, che risale a Marzo, il Lazio si conferma come una delle regioni più sensibili alla salute della donna.

Il nuovo decreto legge della Regione Lazio dovrebbe aiutare a scongiurare i casi eclatanti di richiesta di aborto con conseguenti negazioni e dibattiti politici che costellano spesso le cronache italiane sulla malasanità e il diritto alla salute: motivo per cui l'Italia è stata recentemente bacchettata anche dal Consiglio d'Europa.


    Aggiornamento del 26 giugno.

    La decisione della Regione Lazio in tema di obiezione di coscienza non ha mancato di suscitare le reazioni di chi non è d'accordo con quella che viene definita una "vanificazione inaccettabile del diritto all'obiezione di coscienza". Sono infatti questi i termini utilizzati da Paola Binetti, deputata Udc, in una nota stampa diffusa in queste ore:

    Imporre la forzatura, peraltro in sordina, di una legge nazionale così complessa come la 194 con un provvedimento di rango regionale è una vanificazione inaccettabile del diritto all’obiezione di coscienza, costituzionalmente garantito

    sostiene la parlamentare, aggiungendo:

    Ricordo che il Parlamento ha approvato pochi mesi fa anche una mozione che lo ribadisce. La Regione Lazio non può ignorare tutto ciò, né il fatto che il diritto all’obiezione di coscienza è la massima espressione della libertà dell'uomo, cifra della cultura e della civiltà di un Paese.

    Aggiornamento del 30 giugno.

    Non tutto il mondo politico vede di cattivo occhio il provvedimento di Zingaretti. Dopo le dichiarazioni di Paola Binetti arrivano infatti pareri come quelli di Umberto Cinalli (Sel), secondo cui:

    in un Paese in cui l’obiezione di coscienza rende sempre più difficile il riconoscimento di questo diritto, il provvedimento è molto importante. Il Lazio è tra le regioni con il più alto numero di obiettori, una situazione insostenibile.

    (si.sol.)

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Via | Espresso, Regione Lazio; ViterboPost

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