Morire di solitudine, il cuore solitario ha vita breve

Morire di solitudine: un percorso lento ed inesorabile per molti anziani... due recenti studi confermano che in assenza di una vita sociale soddisfacente il rischio di malattie cardiache fatali ed in generale di qualsiasi tipo di malattia aumenta considerevolmente.

Il primo studio, condotto dai ricercatori del Brigham and Women's Hospital di Boston, si è concentrato sulle conseguenze della solitudine sui pazienti cardiopatici, scoprendo che chi viveva completamente da solo, senza un partner o un animale domestico, era più a rischio di morire rispetto ai malati che vivevano in compagnia.

Il secondo studio, condotto da un'équipe di ricercatori della University of California (San Francisco) ha scoperto che gli anziani (over 60) che si sentono tagliati fuori dalla società, vivono isolati ed emarginati, sono più a rischio di malattie anche fatali, in special modo sono più esposti alle patologie legate al declino funzionale e cognitivo. Entrambi gli studi sono stati pubblicati on-line sugli Archives of Internal Medicine.

I ricercatori ci tengono a precisare che non necessariamente una persona che vive da sola è sola e viceversa, chi vive in compagnia può sentirsi comunque solo. Tra i rischi della solitudine ci sono conseguenze a livello meramente pratico, pensiamo ad esempio agli anziani che vivono da soli e hanno bisogno di rifornirsi di farmaci, seguire una dieta specifica, ricordarsi ed essere motivati ad assumere diverse pillole nel corso del giorno, a non lasciarsi andare.

Ma anche ripercussioni psicologiche. Chi si sente solo e non ha amici, parenti vicini o un compagno è più a rischio di depressione. Ecco perché gli esperti suggeriscono ai medici di controllare la rete sociale di un anziano prima di dimetterlo. Non necessariamente c'è bisogno di parenti o di un partner, a volte fanno molto anche i luoghi di culto, i gruppi di sostegno, le associazioni di volontariato, i circoli per anziani.

Via | Health24
Foto | Flickr

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