Donna morta a Torino, non è stata colpa della pillola abortiva Ru486

La morte della donna non è ricollegabile all'uso della RU 486 ma probabilmente ad altri farmaci che le sono stati fatali.

La donna morta l'11 Aprile scorso all'ospedale Martini di Torino non è stata una vittima della Ru 486, come era stato subitaneamente gridato dopo l'avvenuto decesso: a dichiararlo è stata l'autopsia sul corpo e la relazione del medico legale che ha indagato sulle cause della morte della 37enne, avvenuta durante una procedura di aborto terapeutico.

Stando a quanto è emerso dalla relazione di Roberto Testi, il medico legale che si occupa del caso coordinato dal sostituto procuratore di Torino Gianfranco Colace, sarebbe impossibile che a provocare l'arresto cardiaco nella donna sia stato il "mifepristone", il principio attivo della pillola abortiva RU 486; il farmaco era stato somministrato alla donna secondo le scadenze della procedura, quindi già tre giorni prima, e un arresto cardiaco non arriva certamente con tre giorni di ritardo.

In attesa degli ultimi esami tossicologici, i principali indiziati della morte della trentasettenne restano invece altri due principi attivi: le prostaglandine, che servono ad espellere correttamente il feto, e l'antidolorifico Toradol, che le era stato somministrato per lenire i dolori. Sotto accusa anche un altro farmaco, il Methergin, da tempo in disuso in molti ospedali per gli effetti collaterali di spasmi e crampi dolorosi che può causare e che invece le è stato dato per favorire le contrazioni dell'utero. Non si sa ancora con esattezza cosa abbia bloccato la funzionalità del cuore della donna, giovane e in perfetta salute, e se sia stata una reazione allergica a principi attivi oppure un problema di interazione tra i farmaci: i risultati degli esami tossicologici potranno chiarire anche questi ultimi dubbi, scagionando definitivamente la Ru 486.

Via | Repubblica

Pillola abortiva RU486, donna muore in ospedale a Torino dopo averla assunta


11 Aprile 2014
Aggiornamento delle ore 09.50 dell'11 aprile 2014

: Silvio Viale, il ginecologo che è considerato in Italia il padre della pillola abortiva, sottolinea di non strumentalizzare questo decesso:

L'episodio ricorda la prima e unica morte in Francia nel 1991, agli inizi del suo uso, che indusse a modificare il tipo di prostaglandina per tutti gli interventi abortivi introducendo il misoprostolo (Cytotec). Sono gli altri farmaci, gli stessi che si impiegano per le IVG chirurgiche, i maggiori sospettati di un nesso con le complicazioni cardiache.

A Torino una donna di 37 anni è morta dopo aver assunto la seconda parte dei farmaci previsti per l'aborto farmacologico, vale a dire la pillola abortiva RU486 e altre sostanze che provocando le contrazioni uterine favoriscono l'interruzione di gravidanza. E' successo all'Ospedale Martini: medici e ostetriche hanno cercato di rianimare la donna, dopo che il suo cuore aveva smesso di battere, ma dopo il ricovero in rianimazione la paziente è morta.

Il team dell'ospedale Martini è sotto choc per quello che è accaduto: secondo il loro racconto tutto stava procedendo nel migliore dei modi.

Era tutto regolare, abbiamo effettuato un'ecografia e gli esami sia la prima sia la seconda volta che la signora è venuta qui per l'interruzione. Solo dopo il suo primo malore l'abbiamo sottoposta a un ecocardiogramma che ha rivelato la fibrillazione, e siamo intervenuto per rianimarla.

La donna, mamma di un bambino di 4 anni che doveva andare a prendere all'asilo dopo l'intervento dei medici, è stata colpita da attacco cardiaco, ma solamente l'autopsia, disposta per la mattina di oggi, saprà dire se ci sono delle connessioni tra il suo decesso e l'assunzione dei farmaci presi per l'interruzione della gravidanza.

In Italia si tratta del primo caso di morte che potrebbe essere collegato all'aborto farmacologico, mentre nel mondo i casi sono stati appena 25 su un milione e mezzo di aborti eseguiti con la pillola abortiva RU486 in combinazione con altri farmaci.

Pillola abortiva RU486

Via | Repubblica

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