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Coronavirus cure a domicilio: un farmaco e un kit dallo Spallanzani

Coronavirus cure a domicilio: un farmaco e un kit dallo Spallanzani

Coronavirus cure a domicilio, è possibile aiutare i pazienti di Covid-19 direttamente a casa, se le condizioni di salute lo permettono e se non è necessario un ricovero ospedaliero? Dall’Ospedale Spallanzani di Roma arrivano buone notizie in questo senso. I medici di base della Capitale, grazie alla struttura sanitaria, potranno disporre di un protocollo sanitario utile per curare a casa le persone con sintomi lievi o moderati come febbre, mal di testa, dispnea, tosse, diarrea, dolori muscolari.

Lo Spallanzani mette infatti a disposizione dei medici di base un farmaco e un kit per curare i pazienti a domicilio. Il trattamento farmacologico è a base di raloxifene, che di solito si usa per curare l’osteoporosi dopo la menopausa. La molecola sarebbe in grado di inibire anche la replicazione del virus. Lo Spallanzani ha messo in piedi uno studio che dovrebbe coinvolgere fino a 450 pazienti, per poter tenere sotto controllo il virus senza il ricovero in ospedale, ma con cure domiciliari pensate ad hoc.

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Coronavirus cure a domicilio: come funziona il protocollo

I medici di base coinvolti nello studio potranno inserire i pazienti positivi paucisintomatici idonei nel protocollo sanitario che prevede il trattamento con raloxifene e un kit per monitorare in tempo reale l’evoluzione del virus. Il paziente avrà un tablet e tre strumenti digitali per tenere sotto controllo la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, l’ossimetria transcutanea e la temperatura corporea. In tempo reale, lo staff medico del dottor Emanuele Nicastri dell’Istituto Spallanzani riceverà tutti i dati per procedere con lo studio clinico promosso dal consorzio pubblico-privato Exscalate4Cov nell’ambito di un progetto finanziato dalla Commissione europea ed autorizzato da Aifa.

Il nuovo protocollo in telemedicina per curare a casa chi è positivo, ma ha sintomi lievi o moderati, potrà essere utile anche per evitare di stressare ulteriormente il sistema sanitaria nazionale ed evitare che collassi, garantendo però al paziente le stesse cure come se fosse in ospedale.

Foto Getty

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