Dai pensieri che tormentano al disturbo ossessivo-compulsivo

disturbo ossessivo compulsivo

Avrò chiuso a chiave la porta? Ho spento le luci prima di uscire? Ho attivato l'antifurto? Pensieri che spesso ci sfiorano, in special modo se siamo persone ansiose, obbligando la mente a ripercorrere le nostre ultime azioni alla ricerca di rassicurazioni. A volte un ritorno anche materiale sulla scena di quella che reputiamo una nostra dimenticanza. Ad esempio, tornare sui propri passi dopo aver parcheggiato l'auto per controllare di aver attivato l'antifurto.

Pensieri e preoccupazioni piuttosto comuni e tutto sommato innocue. Se questo genere di pensieri diventa però ricorrente, eccessivamente invasivo, al punto da limitare la nostra libertà personale, si sconfina nel disturbo ossessivo-compulsivo. I pensieri ossessivi sfociano infatti non di rado in comportamenti ripetitivi e gesti maniacali, volti ad assicurarsi il pieno controllo della situazione.

C'è chi arriva a non uscire di casa se prima non ha controllato più e più volte di aver chiuso il gas, attivato l'allarme, controllato finestre, porte e rubinetti. Ma dove nasce questo disagio? Si tratta di un circolo vizioso di paura e dubbio, innescato da un eccessivo senso di responsabilità. Il desiderio ossessivo di controllare che il gas sia chiuso, ad esempio, scaturisce dalla paura di un incendio. Un evento evitabile, come molti incidenti causati da disattenzioni e distrazione.

Proprio l'eccessiva consapevolezza di avere il potere di scongiurare eventualità simili, porta la mente a controllare spasmodicamente tutto quello che si può controllare, al punto che aver dimenticato di verificare che il gas fosse spento fa quasi sembrare inevitabile l'incendio. Così come non controllare che la porta sia chiusa a chiave fa percepire come inevitabile subire un furto. Chi non ricorda di essersi lavato le mani, reputa matematico contrarre un'infezione e così via discorrendo.

Da qui a vivere sommersi dall'angoscia, facendosi condizionare da gesti ripetuti ed ossessivi, il passo è breve. Il disturbo ossessivo-compulsivo finora è stato trattato con una terapia specifica: l'E/RP (esposizione con prevenzione della risposta). Il paziente viene esposto all'oggetto delle sue ansie eccessive, ad esempio toccare gli oggetti sporchi, allo scopo di prevenire i comportamenti compulsivi associati, in questo caso i rituali di lavaggio. L'esposizione, sessione dopo sessione, dovrebbe diminuire l'ansia. Ma l'E/RP non sempre si rivela efficace.

pensieri ossessivi

Leggevo di un recente studio, condotto da Adam Radomsky della Concordia University, pubblicato sulla rivista Cognitive and Behavioral Practice. Radomsky illustra un nuovo metodo, ancora più efficace, per curare il disturbo ossessivo-compulsivo agendo alla radice, ovvero interrompendo quel ciclo malato di pensieri ossessivi che scatena azioni compulsive. Lo psicoterapeuta deve dunque intervenire sul senso di responsabilità eccessivo percepito dal paziente, rompendo quella spirale di sciagura annunciata, agendo sul pensiero più che sulle azioni. Convincere ad esempio il paziente che le sue responsabilità su quanto accade sono piuttosto limitate e che non necessariamente la mancanza di un eccessivo controllo porta ad incidenti e disastri inevitabili.

Al contempo, bisogna potenziare la fiducia nella memoria, per vincere la paura che deriva dall'insicurezza. Se non ricordiamo di aver spento il gas è perché non ci fidiamo della nostra memoria. Intervenire su questo punto, tornare a fidarci della nostra capacità di ricordare, può fugare più velocemente i dubbi. Incertezze che se vengono alimentate eccessivamente possono sconfinare da semplici pensieri a disturbi psicologici.

Foto | Flickr; I .. C .. U

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