Cos'è la cybercondria: alla scoperta del malato immaginario ai tempi del 2.0

E' l'evoluzione dell'ipocondria associata all'uso delle nuove tecnologie. Scopriamo cosa comporta e come affrontarla

ipocondria internet

Avete mai sentito parlare di cybercondria? Il termine è nuovo, ma in realtà non si tratta d'altro che della versione moderna dell'ipocondria. E dato che alla sua base c'è l'uso del web per cercare informazioni su patologie e disturbi, ci sembra giusto parlarvene anche qui su Benessereblog, dove quotidianamente vi forniamo informazioni sul mondo della salute e del benessere.

L'argomento è di estrema attualità non solo perché Internet è una strumento ormai ampiamente integrato nella vita di molte persone, ma anche perché una ricerca pubblicata sulla rivista Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking da Thomas Fergus, esperto della Baylor University (Stati Uniti) ha dimostrato che per gli ipocondriaci cercare in rete informazioni riguardanti la salute può addirittura peggiorare le loro preoccupazioni infondate. Non solo, per coloro che a questo punto possono essere definiti cybercondriaci la ricerca di informazioni sul web può diventare addirittura ossessiva, aumentare lo stress e spingere a spese mediche non necessarie.

Se sono una persona che non ama le incertezze, posso diventare più ansioso, cercare ancora, esaminare di più il mio corpo, andare dal medico più spesso – e più si cerca, più sono le possibilità prese in considerazione

spiega Fergus.

Lo studio è stato condotto negli Stati Uniti, ma il problema può riguardare anche noi italiani. Anche nel Bel Paese, infatti, è sempre più diffusa l'abitudine di informarsi su problematiche riguardanti la salute su Internet.

L'ultima tendenza sembra essere quella di cercare un medico cui rivolgersi attraverso il web. Da parte sua, la rete offre servizi messi a punto proprio per rispondere a questa nuova esigenza. Ne è un esempio il sito Dottori.it, che ha anche analizzato il fenomeno, svelando che gli specialisti più cercati online sono gli ortopedici (15%), seguiti da ginecologi (10%), dermatologi (8%), chirurghi plastici (7%), oculisti (6%) e urologi (6%), dentisti (5%), otorinolaringoiatri (5%), psicologi (5%) e pediatri (3%).

Come nostra abitudine, vi ricordiamo che le conoscenze acquisite su Internet, così come quelle derivanti dalla lettura dei giornali o di testi specializzati, per quanto corrette, non possono sostituire il parere del medico riguardo ai sintomi di un'eventuale disturbo. Informarsi è lecito e importante, ma ciò non esclude che solo un esperto può eliminare qualsiasi dubbio con le sue conoscenze e la prescrizione di opportune visite e analisi.

Via | The Telegraph
Foto | Dottori.it

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