Celiachia, le cause e il significato dell'aumento dei linfociti intraepiteliali

La celiachia è un disturbo che colpisce quando la mucosa del piccolo intestino risulta infiammata: chi ne soffre diventa intollerante al glutine e deve eliminare gli alimenti contenenti questa sostanza dalla sua dieta quotidiana.

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La celiachia è una condizione infiammatoria della mucosa del piccolo intestino, che si scatena quando il soggetto diventa intollerante al glutine. Privandosi degli alimenti che lo contengono, l'infiammazione regredisce: il disturbo, che ha una maggior incidenza tra le donne e che in Europa colpisce meno dell'1 per cento della popolazione, si manifesta per diverse cause.

La celiachia può comparire in soggetti che abbiano una famigliarità: i fattori genetici non devono mai essere sottovalutati, così come i fattori ambientali, l'esposizione dell'intestino al glutine, e i fattori immunitari, con la cattiva digestione da parte del pancreas delle proteine dei cereali e l'attivazione dei T linfociti.

La celiachia si manifesta con sintomi ben noti: diarrea, dolore addominale, perdita di peso, debolezza, ma anche anemia e osteoporosi. I sintomi diminuiscono quando il glutine viene eliminato dalla propria dieta. Per una diagnosi certa, però, bisogna sottoporsi a screening sierologici e ad endoscopia con biopsia.

Il disturbo, secondo la classificazione del 1992 di Marsh, cambia nel corso del tempo: in un primo momento si assiste ad un aumento dei linfociti intraepiteliali (più di 40 linfociti per 100 enterociti o in numero superiore al 20% rispetto ai secondi) e non è specifica della malattia celiaca, mentre in seguito si assiste ad una proliferazione delle cripte di Lieberkuhn (stadio 2 della patologia), ad una parziale o totale atrofia dei villi (stadio 3) e ad un'ipoplasia dell'architettura del piccolo intestino (stadio 4).

Via | Unisapienza

Foto | da Flickr di mia3mom

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